La Nuova Ferrara

Ferrara

Ferrara, aggredita e gettata a terra dal branco

di Daniele Predieri
Ferrara, aggredita e gettata a terra dal branco

Cercava il telefonino nell’area sgambamento, all’uscita è stata accerchiata da 20 spacciatori armati di bottiglie rotte e minacciata di morte in zona Gad.

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Stava cercando dentro l’area sgambamento cani di Corso Piave il telefonino dell’amica, forse perso poco prima, quando insieme avevano portato i rispettivi cani a correre.

Circondate da 20 persone.Erano le 11 di venerdì sera, e con il telefonino acceso e illuminato, andando avanti e indietro per l’area, le due amiche sono state viste da due gruppi di spacciatori di colore, quasi una ventina, che forse si sono insospettiti da quei movimenti strani e così, una volta uscite dall’area sgambamento, prima sono state accerchiate dagli spacciatori, “armati” di bottiglie di vetro («uno di loro ne ha spaccata una per terra, per usarla come arma, di questo ho avuto paura»), poi offese («donne italiane tutte...») e minacciate («volete morire»).

Strattonata a fatta cadere.

Quindi uno dei ragazzi di colore ha stretto al collo una delle donne e l’ha fatta cadere rovinosamente a terra: «Certo che ho avuto paura, perchè cadendo a terra chissà cosa mi sarebbe potuto accadere: e se avessi battuto la testa? Poi ho reagito, preso il telefono e chiamato la Polizia: avete presente i gatti quando scappano? Ecco in pochi secondi tutti gli spacciatori che ci accerchiavano sono scappati sopra le mura. Cosa mi sono fatta? Per fortuna non tanto, ma ho ancora male al collo, e poi non sono andata al pronto soccorso».

Tranquilla sera di paura.Farlo significava stare a casa dal lavoro e di questi tempi è meglio evitarlo, spiega la donna, 50enne, che incontriamo il giorno dopo la “tranquilla sera di paura”, in casa sua nella zona Gad ( e qui si fermano i riferimenti su di lei). «La denuncia? Adesso andrò a farla, perché non è giusto che non vengano segnalati questi fatti», spiega poi chiudendo il suo racconto. Che inizia venerdì sera, con una uscita tra amiche: «Una pizza insieme ai nostri rispettivi cani, poi il dopo-pizza nell’area sgambamento per farli correre e quindi a casa: ma mi hanno chiamato che la mia amica stava cercando il telefonino perso e mi hanno chiesto di controllare se lo trovavo nell’area verde per i cani».

Alla ricerca del telefonino.

La donna è scesa, ha incontrato l’amica con il suo cane e insieme sono andate a cercarlo dentro l’area: «Erano le 11 di sera e abbiamo iniziato ad andare avanti e indietro, chiamandolo per far squillare la suoneria e vedere di trovarlo». Una scena che si è svolta, spiega la donna «davanti a due gruppi di spacciatori che sostavano in Corso Piave: quelli verso IV novembre una decina e quelli verso la stazione, 7/8». Che vedendo le due donne alla ricerca di qualcosa, potrebbero aver pensato a chissà cosa, forse controlli antidroga. Appena uscite e avviate verso l’auto dell’amica, sono state accerchiate e «due di loro vengono verso di noi, urlandoci, “via donne italiane...”.

Bottiglie rotte come armi. Altri avevano bottiglie di vetro vuote in mano, «uno l’ha spaccato per terra e così il cane della mia amica ha reagito, ma non ha toccato nessuno di loro, nessun morso o graffio. A questo punto ci hanno urlato “voi volete morire, volete morire”: non è stata una situazione piacevole. Paura? Devo dire che non ne ho mai, ma vedendo le bottiglie e quella rotta, ne ho avuta tanta». Da qui la telefonata al 113 e all’arrivo della Polizia, tutti erano già scappati. E gli agenti, racconta la donna, hanno potuto far poco: «Rispetto le forze dell’ordine, ma come mi hanno detto gli stessi i ragazzi di pattuglia, hanno sempre le mani legate: è vero, ma qualcosa si deve fare, non si può più tollerare questa situazione».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google