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Carife, ecco perchè va annullato il Salvabanche

di Daniele Predieri
Carife, ecco perchè va annullato il Salvabanche

Il presidente della Fondazione Maiarelli svela il documento di Banca Italia in cui dava il via all’Intervento del Fondo interbancario

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FERRARA. Carife era come uno studente sotto esame che ancora prima degli scrutini in corso da parte dei professori (Fondo Interbancario, Bankitalia e Banca Centrale europea) è stato bocciato d’ufficio. Dal governo, il 22 novembre 2015, con il Salvabanche che ha azzerato tutto, azioni e obbligazioni subordinate. Riccardo Maiarelli, presidente di Fondazione Carife non ha usato questa metafora, ieri nel suo intervento al Teatro Comunale davanti al popolo di risparmiatori Carife beffati, ma ha citato per la prima volta, in pubblico, il documento di BankItalia che ispira la metafora e che potrebbe essere il punto di svolta nella vicenda giudiziaria attivata dalla Fondazione perchè “prova” inoppugnabile per annullare il decreto che ha bocciato Carife ancor prima della fine degli scrutini.

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Un documento che conferma tra l’altro quanto Maiarelli ha sottolineato più volte ieri: «Il caso Carife è differente dagli altri (le altre banche interessate dal decreto, ndr) per varie ragioni». Prima ragione tra tante, il fatto che per Carife, oltre la soluzione del Salvabanche (il Governo sostiene vi fosse solo questa), era in corso da tempo quella dell’intervento del Fondo Interbancario che dialogando con Bankitalia, diceva di avere 300 milioni in cassa per salvare Carife (azione deliberata dall’ultima assemblea, quella del 30 luglio scorso) e chiedeva lumi sul cosa e come fare l’intervento su Carife. Non a caso, la corrispondenza tra Fondo e Bankitalia è citata copiosamente negli atti del processo amministrativo fissato al 18 aprile a Roma, davanti ai giudici del Tar del Lazio. Ai quali Maiarelli, Fondazione e legali chiedono di annullare il decreto Salvabanche per «sopravvenuto difetto di presupposto». Perchè, mentre il Governo decideva di salvare-cancellare la banca cittadina, Bankitalia aveva già avviato la procedura per accogliere la richiesta del Fondo interbancario e lo aveva rassicurato.

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Con quel documento citato da Maiarelli alla mobilitazione dei risparmiatori al Comunale, infatti Bankitalia scriveva al Fondo, nell’ottobre 2015: «Si comunica che questo istituto ha avviato il procedimento in oggetto a decorrere dalla data odierna: il termine di conclusione è pari a 60 giorni lavorativi decorrenti dal 22 ottobre 2015. Entro il suddetto termine la Banca Centrale Europea adotta una decisione su proposta di Banca Italia e in mancanza di espresso rigetto entro lo stesso termine, l’istanza è da intendersi accolta». Bce avrebbe dovuto dire qualcosa entro il 22 dicembre 2015, non lo ha fatto e allora col principio del silenzio assenso l’intervento del Fondo Interbancario - di fatto - è stato accolto. Dunque su «tutti gli atti conseguenti e attuativi adottati si chiede la decadenza a catena», propone la Fondazione e ovviamente parliamo del decreto Salvabanche del 22 novembre 2015 che avrebbe dovuto tenere conto del procedimento in corso. Il Governo, pertanto, non avrebbe potuto nè dovuto intervenire perché già un’altra soluzione era avviata con la garanzia di Bankitalia. O almeno, l’ipotesi del Fondo, si sarebbe dovuta stoppare. Solo cavilli di diritto amministrativo?

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Non la pensano così legali e Fondazione che attendono con ottimismo l’esito dell’udienza al Tar del 18 aprile prossimo, in cui i giudici sono chiamati ad esprimere un giudizio subito, nel merito: poichè dovranno dire se accogliere il ricorso di Fondazione Carife o rigettarlo. Non è questione di poco. Perchè riporterebbe tutto, se accolta, al 30 luglio dello scorso anno con le azioni a 0.27 centesimi e i warrant dati in garanzia agli azionisti. Lo stesso Maiarelli alla platea di ieri al Comunale lo ha detto in modo netto: «Quell’intervento (il Salvabanche, ndr) è stato adottato in modo assolutamente improprio». Anche perché, ha spiegato il presidente Fondazione, una delle altre ragioni per cui Carife non doveva essere accorpata alle altre banche (Etruria, Banca Marche e Carichieti) era quella dei crediti deteriorati. «Il valore registrato nelle sofferenze è stato del 17% imposto dalla Ue», e parliamo della percentuale dei crediti deteriorati, stime di recuperabilità. Su quel 17% imposto, ha sottolineato Maiarelli, «la responsabilità è della politica italiana che voleva si realizzasse l’operazione Salvabanche». Carife dunque è stata «trascinata» all’interno del decreto, pur non avendo i numeri negativi delle altre, di Etruria, ad esempio, con sofferenze quasi irrecuperabili. E i crediti deteriorati di Carife erano ben oltre il 17%: tanto per dare numeri, Carife che non era una banca tra le più virtuose - questo occorre ammetterlo senza problemi - aveva crediti deteriorati al 35%. Tra i tanti, per Commercio e Finanza, la finanziaria di Napoli - altro buco nella malagestione a metà anni 2000, sotto accusa - si stava trattando al 35%.

E allora perchè mettere Carife nello stesso calderone? E ancora, perchè dire che il Salvabanche era l’unica soluzione per Carife quando invece il Fondo Interbancario aveva il quasi via libera da Banca Italia?

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