Gli ‘azzerati’ Carife fanno centro: «Siamo civili ma rimborsate»
La protesta senza eccessi tiene assieme tutti i ‘portatori d’interesse’ della banca. L’organizzatore Tarroni: risarcimenti integrali per i bondisti, azioni e warrant ai soci
FERRARA. La protesta-proposta degli azzerati Carife ha fatto centro, riuscendo a tenere per un giorno dentro il Teatro Comunale (o nelle immediate vicinanze, via maxischermo) gli umori, le frustrazioni ma anche le speranze dei 32mila risparmiatori beffati dalla risoluzione e degli altri “portatori d’interesse” della banca. Lo dicono i numeri: teatro pieno fino al loggione, un migliaio di persone con ampia rappresentanza istituzionale (tre parlamentari, tre consiglieri regionali, sindaci da mezza provincia, da Comacchio a Bondeno), e un centinaio fuori; ma anche mille visualizzazioni della diretta streaming. Lo ribadiscono gli applausi, quasi ovazioni, per i passaggio più decisi negli interventi degli organizzatori, Marco Cappellari (Amici Carife) e Mirko Tarroni (Azzerati Carife), che dal nulla («eravamo in venti alla prima manifestazione» ha ricordato Tarroni) hanno messo assieme la mobilitazione di ieri. Se vogliamo, anche il minimo sindacale di contestazione, con poche urla dei più arrabbiati, trenta secondi d’interruzione al viceministro Morando («vergogna, tornate a Roma») e zero striscioni alternativi, sta nel solco della narrazione di una città ferita ma disposta ad un «civile ascolto», come ha ribadito il leader degli azzerati. Bisogna vedere cosa succederà a questa unità quando le vicende della banca, tipo rimborsi per qualche categoria e non per altre, o guerre nei tribunali, finiranno per dividere i “portatori d’interesse”.
Ieri, intanto, è stata la giornata dell’orgoglio per gli azzerati, una categoria nuova di zecca che, come ha detto qualcuno dal palco, non vuole «oltre al danno anche le offese, l’umiliazione». Se ne sono fatto interpreti Cappellari e Tarroni, che si sono divisi il compito dopo aver speso per intero le scorse settimane nell’organizzare l’evento. Il primo, che segue dagli anni degli applausi plebiscitari nelle assemblee le vicende Carife, ha spiegato a chi veniva da fuori cos’ha significato per i ferraresi questa risoluzione. «Carife per noi era un secondo sacerdote, c’era fiducia totale nei suoi confronti. Se giriamo per piazza, incontreremo una persona su otto-nove, bambini esclusi, che ha perso i propri risparmi. Non siamo speculatori, nelle riunioni in giro per la provincia ho visto solo tanti disperati che cercavano di aggrapparsi a qualsiasi soluzione possibile». E nella ricostruzione degli eventi, Cappellari ha indirizzato la rabbia dei risparmiatori verso precisi obiettivi: «Abbiamo capito che la nostra banca ha avuto forti problemi di governance soprattutto prima del 2009. Ci sono cause in corso, che la giustizia trionfi. Ma Roma ha il poliziotto delle banche, Bankitalia, che dal 2010 ha posto in vigilanza rafforzata Carife e per due anni l’ha gestita direttamente. A luglio 2015 ci ha propinato la medicina amara dell’intervento Fitd che, sappiamo oggi, già dall’autunno 2014 l’Ue aveva detto non si poteva fare. Ha inoltre vietato alla banca, nel 2012, di ricomprare i bond subordinati. E in una domenica pomeriggio, con il decreto Salva-banche, abbiamo visto cancellati i nostri risparmi».
Tarroni ha invece messo giù la trincea ferrarese: «Non siamo disposti a trattare sui rimborsi integrali dei bond. Gli azionisti è vero che hanno accettato un certo rischio, ma qui è successo di tutto negli anni scorsi, quindi chiediamo per loro azioni e warrant delle nuove banche». Teatro in piedi, ora servono risposte.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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