Donna minacciata e malmenata a Ferrara: «Un presidio sul luogo dell’aggressione»
Paura in corso Piave, insorge l’associazione zona Stadio: «L’asticella della violenza si è alzata, episodio gravissimo»
FERRARA. Là dove una donna, venerdì sera, è stata aggredita da una ventina di spacciatori, organizzeranno un presidio. I rappresentanti dell’Associazione Zona Stadio sabato prossimo saranno nell’area di sgambamento di corso Piave, «non solo per solidarietà nei confronti della vittima malmenata - spiega il presidente Massimo Morini - ma per dare un segnale di salvaguardia concreto del territorio, e non limitarsi a scrivere commenti sui social o sui siti dei quotidiani». L’episodio ha scosso un quartiere già esasperato da droga, prostituzione e degrado perché rappresenta, continua Morini «un peggioramento. Siamo andati oltre, perché non si tratta solo del fastidio di convivere con i pusher che spacciano sotto il tuo naso, ma di essere bersaglio di una violenza che appare sempre più fuori controllo».
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.13231983:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/cronaca/2016/04/03/news/aggredita-e-gettata-a-terra-dal-branco-1.13231983]]
L’esitazione con cui la vittima ha deciso di sporgere denuncia, incalza Morini «è significativa del senso di rassegnazione e abbandono che stiamo vivendo noi del quartiere. Il fatto che gli aggressori possano aver scambiato la donna con il cane in una poliziotta in cerca delle dosi nascoste, rende il tutto ancora più inquietante, perché significa che questa gente ormai non si ferma di fronte a nulla e si sente padrona della zona. Al punto che ora siamo noi residenti a doverci sentire degli intrusi».
L’associazione invita perciò anche politici e giornalisti a partecipare al presidio di sabato «dove vorremmo che le donne venissero indossando la gonna - interviene la vicepresidente Vissia Zanobi - perché di questa vicenda salta all’occhio anche l’aspetto maschilista, come se una donna non potesse sentirsi libera di rimanere fuori alla sera. Non è raro sentirsi apostrofare “Mamy torna a casa” da quegli individui, è successo a me, è successo a mia madre». Ma, da madre, la vicepresidente si preoccupa anche degli effetti che una situazione di paura e tensione potrebbe avere sugli adolescenti. «Io ho un figlio di 17 anni che, come è normale, resta fuori con gli amici con i soli limiti di orario imposti da noi genitori per la sua età, senza coprifuoco di altro genere e senza il timore che i ragazzi possano vivere un’esperienza così traumatizzante per la loro età di persone in formazione».
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.13238070:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/cronaca/2016/04/04/news/bisogna-coinvolgere-l-esercito-e-stop-agli-immigrati-1.13238070]]
E un altro appello Vissia Zanobi lo rivolge ai commentatori online. «Non voglio leggere frasi sul fatto che se una donna esce di sera in zona Gad se la va a cercare, un po’ come in certi vecchi processi per stupro in cui si colpevolizzava la vittima. Anzi, quella donna, uscendo per aiutare la sua amica a ritrovare il cellulare, non solo ha compiuto un atto di gentilezza, ma si è comportata esattamente come una brava cittadina, facendo sentire la presenza dei residenti nel territorio. E guarda cosa è successo. Io c’ero, all’ultimo incontro in Prefettura, quando ci è stato detto di essere presenti, uscire, occupare gli spazi. Ora, dopo quanto è accaduto, come possiamo risultare credibili tra i residenti del quartiere? Cosa rispondono le forze dell’ordine? E gli aggressori, se individuati, saranno messi in condizione di non nuocere?»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
