«Sono innocente e oggi posso gridarlo»
Il lungo sfogo dell’ex assessore Berto Cavallari: un calvario durato sette anni. Per non avere alcuna colpa
COMACCHIO. «Il 4 febbraio 2010, alle 7.15 del mattino, i carabinieri si sono presentati a casa mia per portarmi in caserma dove mi hanno consegnato l’ordinanza di custodia cautelare. Arresti domiciliari. I quattro giorni più lunghi della mia vita». Dopo sette anni, l’ex assessore all’Urbanistica Berto Cavallari racconta il giorno in cui tutto è cambiato. Ha le spalle piegate ma la testa alta, come è sempre stato. Avrebbe potuto patteggiare, avrebbe potuto mettere la parola fine già da tempo ma «sono innocente e volevo fosse scritto nero su bianco». Due i filoni dell’inchiesta che ha visto coinvolto Cavallari. La questione Porto Turistico, in cui fu accusato di Concussione in concorso con l’ex sindaco Cristina Cicognani e con l’ex assessore Walter Cavalieri Foschini (prosciolti). Gli amministratori, secondo l’accusa, avrebbero indotto un imprenditore a promettere la cessione al Comune di Comacchio di un’area di 50 ettari a Lido Spina per sbloccare la pratica relativa alla realizzazione del Porto Turistico. Parallelamente è andata avanti la vicenda capannone in zona artigianale e a Cavallari era stato contestato d’aver velocizzato la pratica relativa alla realizzazione dello stesso, in cambio di sponsorizzazioni per la squadra del Comacchio calcio. «Mi hanno arrestato perché il Giudice per l’udienza preliminare ha accolto la richiesta del Pubblico ministero ritenendo ci fosse la possibilità di reiterare il reato nella vicenda Porto Turistico. Naturalmente quando sono stato prosciolto, anche la misura è venuta a cadere ma intanto mi hanno preso le impronte, mi hanno fotografato e sono finito su tutti i giornali. Sono stato costretto a dimettermi, ho perso il lavoro. Un delinquente, e non avevo fatto nulla. Nessuno a casa riusciva a capire, io invece ho subito pensato che qualcuno avesse agito con la precisa intenzione di farmi fuori». Il calvario è stato lungo e difficile, «devo ringraziare la mia famiglia. Mia moglie e miei figli e devo anche chiedere scusa per tutto quello che hanno dovuto subire - va avanti l’ex assessore - Grazie anche all’avvocato Francesco Vinci, che ha saputo restarmi accanto come amico, dimostrando una umanità fuori dalla norma». «Perché ho perso sette anni della mia vita? L’ingegnere Sergio Marinelli si stava occupando per conto di un privato di tutte le pratiche relative alla costruzione del famoso capannone e visto che le cose andavano a rilento e che il suo cliente stava perdendo la pazienza, ha raccontato che l’intoppo era all’interno dell’amministrazione. In realtà Marinelli non aveva mai chiesto la metà dei permessi. Messo alle strette, ha raccontato che ci sarebbe stato un incontro al Delta Hotel, cui avrei preso parte anche io, per raggiungere accordi al fine di velocizzare la pratica in cambio, attenzione, non di denaro ma di sponsorizzazioni per il Comacchio calcio». Si ferma Cavallari, respira e prova ad andare avanti. «È stato lo stesso Marinelli a dire che in effetti io all’incontro non ci sono mai andato, mentre i giudici in Appello hanno stabilito che i miei erano atti dovuti e mi hanno assolto con formula piena». «Ho visto l’inferno, ho fatto soffrire tutte le persone a me vicine. Ho pensato di non avere più alcun motivo per andare avanti. In vita mia ho ricoperto diversi incarichi importanti e sono stato chiamato a fare l’assessore all’Urbanisitica nel Comune di Comacchio in uno dei momenti più neri. Ho sempre cercato di essere una persona onesta ed un esempio per i miei figli. Non posso tornare indietro, quello che è stato è stato. Una sentenza non cura le ferite più profonde ma può aiutare a guardare avanti».
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