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Il delirio dopo la tragedia «Ma è stato il demonio»

Il pm Giuseppe Tittaferrante (al centro) dopo il sopralluogo nella casa di via Paracelso
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Il pm Giuseppe Tittaferrante (al centro) dopo il sopralluogo nella casa di via Paracelso

Sotto choc e in stato confusionale così diceva ai primi che lo hanno ascoltato Dopo l’interrogatorio si trova in carcere, dove potrà essere protetto e controllato

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FERRARA. Ha raccontato al magistrato e ai carabinieri quello che è successo, ha tentato di spiegare, con tantissime frasi senza senso, i motivi che lo hanno spinto a togliere la vita alla donna con cui aveva diviso la sua vita. Viveva per la moglie, Francesco Maria De Scisciolo, erano una coppia unita, e la malattia di lei, Elena Salmaso, li aveva ancor più legati, ma lentamente la situazione che viveva giorno dopo giorno, per doverla accudire in tutto seppur con l’aiuto di badanti, lo ha portato a diventare un’altra persona. Lui stesso ha cercato di spiegarlo, delirando, dicendolo ai primi che lo hanno ascoltato in caserma, ieri mattina, alle persone presenti davanti a quest’uomo che in stato confusionale ripeteva: «non sono stato io, ma il demonio». Frasi senza senso, le stesse che ha ripetuto a fatica in tarda mattinata davanti al magistrato e ai carabinieri che lo hanno interrogato: un atto dovuto, che il pm di turno Giuseppe Tittaferrante, l’avvocato d’ufficio Laura Cosentino e il capitano della Compagnia carabinieri Ferrara, Marcello Mari, hanno cercato di gestire nel modo più umano possibile, consapevoli della tragedia di quest’uomo che ieri mattina, alle 7, poco dopo essersi alzato, è andato in cucina, ha preso un coltellaccio di quasi 30 centimetri e ha raggiunto la moglie che dormiva sul letto, per dividere la vita vissuta insieme. Sul letto, l’hanno trovata i carabinieri arrivati nella casa di via Paracelso, dove hanno recuperato il coltello e gli abiti sporchi di sangue, che si era cambiato prima di andare in caserma a dire: «Ho ucciso mia moglie». E in caserma dopo avere confessato nel delirio che non era lui ma qualcun altro, il crollo. Il ricovero in ospedale per il malore. Poi il ritorno in caserma per l’interrogatorio di rito: durato quasi 3 ore tra tante pause e difficoltà di verbalizzare quelle «tante frasi senza senso». Nelle tre ore si è cercato di delineare la situazione della moglie da tempo gravemente malata e lui che faceva fronte all’assistenza della consorte, giorno e notte, situazione che lo aveva portato ad uno stato depressivo per la difficile situazione familiare. Il pm Tittaferrante a conclusione dell’interrogatorio ha deciso il fermo per omicidio e scelto per lui il carcere: qui potrà essere più controllato e più protetto. Per oggi ha disposto l’autopsia di rito, atto dovuto su un caso sul quale vi è ben poco da indagare, se non dal punto di vista psicologico.

Daniele Predieri

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