«Sei referendum e una petizione da sostenere»
L’obiettivo è abrogare anche parti della riforma scuola, Sblocca Italia, trivelle su terra
Il voto di domenica 17 aprile sulla proroga delle trivellazioni in mare si avvicina ma è una vera e propria stagione referendaria quella che si affaccia anche a Ferrara.
Sabato e domenica sotto il Volto del Cavallo inizia, da parte dei movimenti per i beni comuni, ambientalisti e per la scuola pubblica, la raccolta di firme per sei nuovi quesiti e una petizione popolare, a partire da cui i promotori puntano a rivoltare come un calzino le politiche del governo Renzi. Ben quattro i referendum pensati per abrogare altrettanti pilastri fondamentali della riforma scolastica: i poteri del dirigente scolastico, le modalità per la valutazione degli insegnanti, il bonus familiare che favorirebbe gli istituti privati e l'alternanza scuola-lavoro troppo centrata sulle imprese.
«Una riforma - ricorda Mauro Presini - osteggiata come mai nella storia, approvata a colpi di fiducia e buona solo per Confindustria e Compagnia delle Opere. C'è un governo che invita a starsene a casa, invece noi vogliamo partecipazione contro il rischio di avere scuole di serie A e B».
Due i quesiti strettamente ambientali: contro l'articolo 35 dello Sblocca Italia che fa degli inceneritori degli impianti strategici nazionali e per impedire, abrogando parte di una legge del '91, nuove trivellazioni a caccia di petrolio e gas ovunque, in mare come sulla terraferma.
«Bisogna tornare a una politica virtuosa diretta a ridurre la produzione di rifiuti, invece il governo si muove in una direzione tutt'altro che innovativa», dice Marzia Marchi. Si aggiunge al pacchetto la mobilitazione contro il decreto attuativo, allo studio del ministro Madia e ancora da licenziare, della riforma dei servizi pubblici locali. «Una riforma - spiega Corrado Oddi - contraria ai principi dei referendum vinti dai movimenti sull'acqua pubblica nel 2011: se passasse la gestione sarebbe affidata ai soggetti privati, reintroducendo anche la remunerazione del capitale investito, ossia i profitti».
La raccolta firme proseguirà fino alla fine di giugno (obiettivo mezzo milione di sottoscrizioni su scala nazionale) e incrocerà i referendum contro il Jobs Act promossi dalla Cgil.
Fabio Terminali
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