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Liberazione, il valore delle donne

Liberazione, il valore delle donne

Anita ha celebrato il 71º anniversario, presente la staffetta

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ANITA. Un 7 aprile 2016 quello vissuto ieri ad Anita ricordato non solamente perché ricorreva il 71º anniversario della liberazione in questa frazione ma, soprattutto, per mettere in evidenza il ruolo delle donne. E, quindi, il voto concesso alla donna con un significato ancor più preciso per coloro che, nei panni delle cosiddette “staffette” hanno fatto parte della Resistenza. E a testimoniare questo prezioso supporto dato nella lotta partigiana era presente Minny Geminiani, orgogliosa di sfilare davanti al corteo per la posa delle corone e dei fiori ai due monumenti di Anita. Lo stesso sindaco Antonio Fiorentini (presente il comandante dei carabinieri, maggiore Roberto Rapino, i due consiglieri regionali Pd Zappaterra-Caivano e una delegazione del Comune di Alfonsine) nel ricordare i valori della giornata, compresi i giovani poco più che maggiorenni morti per la libertà e la democrazia, si è soffermato sul concetto di pace, di una pace che oggi non c'è, riportando poi una frase detta dalla stessa “staffetta”: «Oggi non ci vogliamo più bene». «Minny ha pienamente ragione - ha affermato Fiorentini -: è un peccato mortale vedere oggi i bimbi morti sulle spiagge».

La ricorrenza del 7 aprile ha previsto la posa di corone e mazzi di fiori in tutti i cippi del territorio di Anita. Un pellegrinaggio disturbato - fatto insolito - da nuvole di animaletti simili alle zanzare, gli stessi che nei giorni scorsi stanno generando non poche preoccupazione ai pescatori impegnati nelle gare in via Agosta.

Dopo il corteo, la cerimonia si è svolta in piazza dei Caduti per la Liberta, aperta dalla neo presidente della Rpc di Anita, Federica Melandri mentre è spettato ad Ivano Artioli dell’Anpi di Ravenna, ricordare i fatti «della democrazia che vinse sulla dittatura». Di una guerra scellerata, di una resistenza di 20 mesi, dove la gente ha condiviso le paure in un ambiente vallivo. Ed è qui che si è voluto con forza ricordare il ruolo delle staffette, «che fecero quel che dovevano fare. È stata una rivoluzione di genere - ha detto Artioli - di donne attive che rischiavano». (g.c.)

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