«Rimuovere la comandante del carcere»
Sappe e Osapp: «Non sa tutelarci dai soprusi dei detenuti»
FERRRA. Gli agenti di polizia penitenziaria rappresentati dai sindacati Osapp e Sappe chiedono la rimozione del comandante di reparto Elisa Brianese. Come riferito in conferenza stampa, si riscontrano difficoltà oggettive molto gravi nella gestione dei detenuti, in particolare dopo la “sentenza Torreggiani” emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo contro il sovraffollamento delle carceri italiane che dal 2013 ha consentito la circolazione dei detenuti nel carcere.
Giovanni Marro, segretario regionale Osapp, spiega che «il personale compie enormi sacrifici per adempiere al proprio lavoro. Ci troviamo di fronte a fatti che richiederebbero l'intervento dell'autorità. Non vogliamo carceri da medioevo, ma chiediamo solo di adempiere al nostro lavoro con serenità. Ci vogliono regole più incisive per gestire meglio i detenuti. Non si può prescindere dalle regole e dalla sicurezza. Se il problema della sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria non viene risolta, chiediamo la sostituzione del comandante del reparto e attueremo altre manifestazioni eclatanti. Negli ultimi periodi - continua Marro - sono successi episodi molto gravi da parte dei detenuti verso gli agenti e questo crea l'idea nei carcerati che tutto sia ammesso. Nei giorni scorsi è avvenuta un'aggressione ai danni di un poliziotto penitenziario e nessun provvedimento, neanche disciplinare, è stato preso. Valuteremo se informare l'autorità giudiziaria di questo».
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Giovanni Battista Durante (Sappe) sottolinea che «da un po' di tempo si è creata una frattura tra personale e direttivo del reparto, e i lavoratori non si sentono più tutelati, c'è il rischio che i detenuti prendano il sopravvento. Il personale ha bisogno di una guida autorevole, è necessario invertire questa rotta. Attualmente ci sono 325 detenuti di 140 nazionalità diverse. La prima cosa che farò la prossima settimana a Roma sarà chiedere al capo del personale il cambio del vertice. Auspichiamo che siano ripristinate le regole. L'amministrazione ha lasciato aperto gli spazi, ma questo ha creato problemi nella gestione dei detenuti, bisogna quindi rivedere questi criteri di apertura. Alcuni si recano nelle celle degli altri per rubare. Le stesse battaglie le stiamo conducendo a Parma e a Reggio Emilia».
«I problemi sono iniziati da 15/20 giorni - spiega Roberto Tronca, segretario provinciale Sappe - e soprattutto con i detenuti arabi, che per loro cultura non si adeguano alle regole del carcere. Per ottenere qualsiasi cosa, dal trasferimento al lavoro al beneficio, iniziano delle proteste, all'inizio pacifiche, poi iniziano a rompere mobili come sedie e tavoli e infine li lanciano in corridoio dove ci siamo noi. Notiamo una totale impotenza del comandante davanti a questi eventi. Tante volte per paura di incorrere in denunce o querele non si prendono provvedimenti. Serve un comandante autorevole, che ci consenta anche di usare l'articolo 41, che prevede l'uso della forza fisica. La comandante in servizio non ce lo consente». Stefano Liggeri (Osapp) ritiene che «il problema non è solo all'interno del carcere, ma riguarda tutta la comunità. Se non riusciamo a renderli migliori, usciranno creando problemi».
Da cinque giorni gli agenti come forma di protesta non consumano i pasti della mensa e se la situazione non si risolve 100 agenti faranno domanda di trasferimento per incompatibilità con il comandante. Altre forme di proteste, se il comandante non verrà sostituito, saranno sit in davanti all'istituto e proteste a Roma davanti al Dipartimento.
I sindacalisti lamentano inoltre che alcuni colleghi hanno contratto la tbc in servizio, perché numerosi sono i casi di detenuti affetti da scabbia, hiv, epatite o tbc, e nessuno lo sa, perché ovviamente non è consentito l'accesso alle cartelle cliniche.(v.c.)
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