«Ristoro per risparmiatori e aiuto per il territorio»
Interrogazione dei tre parlamentari estensi Bratti, Boldrini e Bertuzzi «Evitare un danno irreparabile per 32mila ferraresi e per l’economia provinciale»
La chiamata a raccolta dei risparmiatori della Carife, domenica scorsa al Teatro Comunale di Ferrara, ha spinto i parlamentari ferraresi accorsi per assistere al faccia a faccia con il viceministro dell’Economia Enrico Morando a portare il caso sui tavoli di Camera e Senato, nella capitale. In un’interrogazione, prendendo spunto dai temi, dalle valutazioni e dalle proposte emerse nel corso dell’incontro - alcune rilanciate dallo stesso Morando - i tre eletti invitano il ministro dell’Economia a «continuare il confronto con l’Unione Europea per arrivare a trovare una soluzione che possa condurre al ristoro tutti gli obbligazionisti; avviare un’azione di sensibilizzazione verso le nuove banche e chi le acquisirà per riconoscere agli ex azionisti nuovi warrant; ipotizzare per i territori colpiti dalle crisi bancarie nuovi strumenti di sviluppo per superare gli effetti di shock che queste crisi hanno creato». A firmare il testo in cima sono due deputati, Alessandro Bratti e Paola Boldrini, e la senatrice Maria Teresa Bertuzzi.
Il documento sintetizza la storia degli ultimi difficilissimi anni della banca estense partendo dal 2009, quando «un’ispezione della Banca d'Italia rilevava problematiche relative al credito per la Carife Spa, ed in particolare una posizione debitoria su Milano (Siano) che presentava significative difficoltà». Tappe ricostruite domenica scorsa dalle associazioni organizzatrici nel corso di alcuni interventi programmati di fronte al pubblico. Poi il passaggio di consegne tra i direttori generali Murolo e Grassano, il primo bilancio in passivo della storia dell’istituto di credito, la vigilanza avviata nel 2010 da Bankitalia, l’aumento di capitale da 150 milioni di euro nel 2011 «sottoscritto in larghissima parte da famiglie e imprese del territorio ferrarese», scrivono i parlamentari, le svalutazioni dei crediti nel 2012 con «una perdita di quasi 105 milioni di euro» ma in presenza di un patrimonio netto che «rimaneva comunque superiore a 350 milioni di euro, con 132 filiali e oltre 1.000 addetti». La storia più recente è quella su cui si sono addensati poi i dubbi dei risparmiatori, a partire dal «regime di amministrazione straordinaria con decreto n.151 del 27 maggio 2013 del Ministero delle finanze».
Il dimagrimento dell’istituto ferrarese, il suo restringimento a banca locale, i tentativi dei commissari di trovare un compratore, tutti andati a vuoto, si sono poi incrociati con l’emanazione del decreto 183 del 22 novembre scorso (salvabanche), la nascita delle good bank e, soprattutto, l’azzeramento di azionisti e obbligazionisti. «Vogliamo evitare che l’approvazione del decreto “salvabanche” provochi un danno irreparabile ai piccoli risparmiatori, con conseguenti effetti sui risparmi di 32mila ferraresi e sull’intera economia provinciale»: così motivano il loro intervento i tre parlamentari dem..
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