«Quel furto c’è stato» Scagionato Manservisi
Il giudice accoglie la richiesta d’archiviazione della procura: solo errore di data e il patron non ha inventato quel colpo da 10mila euro sulla sua auto in sosta
CENTO. Lo aveva detto subito, alla sua maniera, spiegando che era tutto un equivoco, che purtroppo il furto c’era stato e che non si era inventato niente. L’unico errore che aveva fatto era quello di aver riferito nella denuncia ai carabinieri una data sbagliata del furto subito sulla sua auto nel giugno scorso, con dentro 10milaeuro, gli incassi della attività della sua famiglia di distributori di carburante. E così, l’inchiesta a carico di Ivano Manservisi, patron del Carnevale di Cento, gli ha dato ragione, perché a conclusione delle indagini di rito (svolte dai carabinieri che avevano sollevato il dubbio e contestato la simulazione di reato per l’errore nella data del furto) e degli accertamenti della procura che aveva chiesto l’archiviazione (pm Ombretta Volta) è stata accolta l’archiviazione da parte del gip Piera Tassoni.
Un pasticcio che Ivano Manservisi aveva creato lui stesso, confondendo la data del furto subito. E lui lo aveva detto subito alla Nuova Ferrara: «Ci penserà e deciderà il tribunale sul mio caso, chiarirò tutto».
Il pasticcio è stato chiarito e adesso lo spieghiamo, tentando di farlo poichè quando si parla di Manservisi nulla è semplice. Manservisi aveva subito un furto sulla sua auto parcheggiata sotto i suoi uffici (finestrino spaccato e ladro che scappa con busta e 10mila euro) e aveva indicato nella denuncia fatta ai carabinieri la data del 29 giugno (un lunedì sera). Poi, però si era subito corretto retrodatando il furto al 26 giugno (un venerdì). Prima, però, i carabinieri avevano rilevato che dopo avere accolto la denuncia il 30 giugno, per il furto subito il giorno prima, verificarono che la sua auto, una Mercedes Clk era in riparazione dal carrozziere, la Cbm di Cento, dal 27 giugno. Da qui la correzione che fece subito in corsa, prima ai giornali, poi ai carabinieri e alla procura. Che scrive nella richiesta di archiviazione che «il fatto non costituisce reato: poichè non è vi l’elemento soggettivo per sostenere il reato, trattandosi di un verosimile errore sulla data del fatto, contenuto nella verbalizzazione dei carabinieri, in relazione ai quali paiono plausibili le spiegazioni fornite dall’indagato in sede di interrogatorio», assistito dall’avvocato Alberto Bova.
«Mi sono sbagliato nella denuncia» disse a la Nuova e lo ha ripetuto agli inquirenti. Che gli hanno creduto e archiviato la simulazione di reato, essersi inventato il furto. Che ha realmente subito.
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