L'omicida voleva suicidarsi
Dopo aver ucciso il cuoco di Migliaro, il giovane mentre era in fuga voleva togliersi la vita. Salvato da un avvocato che lo ha convinto a costituirsi
RAVENNA. «Non volevo ucciderlo, è stato Ugo ad aggredirmi quando sono tornato a casa dopo aver passato la notte fuori. Ha preso quella mannaia e mi ha anche ferito al petto, io ho solo reagito. L’ho disarmato e poi l’ho colpito forte. Non so quante volte, non saprei dirlo. E quando ho capito che era morto sono scappato». È quasi mezzanotte quando Antonio Colopi, sconvolto e in lacrime, finisce di raccontare la sua versione dei fatti ai carabinieri di Lanciano e all’avvocato difensore Vittorio Battistella. Di come domenica mattina ha ucciso Ugo Tani, il 55enne di Migliaro, nella casa di via Puglie a Pinarella. Poi è scappato, pensando di togliersi la vita.
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Il verbale di interrogatorio si chiude con un versione che da un lato è una chiara ammissione di colpevolezza e dall’altra è anche una ricostruzione che potrebbe puntare alla legittima difesa in vista del processo. Il 22enne pugliese ora è guardato a vista in un cella di isolamento del carcere di Lanciano e a giorni potrebbe essere trasferito a Ravenna dove a interrogarlo saranno il pm Stefano Stargiotti e il procuratore capo Alessandro Mancini che hanno diretto in queste ore frenetiche l’inchiesta dei carabinieri di Cervia e del Reparto Operativo. Nel frattempo a Colopi sono stati sequestrati gli abiti sporchi di sangue, l’auto usata per la fuga e il cellulare, oltre all’arma del delitto. Saranno i Ris a stabilire se la sua versione è compatibile con quanto rivelato dalle future analisi.
Intanto il decreto di fermo è stato convalidato nei confronti del ragazzo di Galatone (Lecce) accusato di aver ucciso brutalmente il suo convivente, il cuoco 55enne Ugo Tani, con il quale da tempo aveva una relazione. I due convivevano da circa un anno e mezzo, ma da soli dieci giorni avevano preso in affitto la casa di via Puglie a Pinarella diventata teatro di quel massacro.
«Avevamo litigato anche sabato sera - ha confessato Colopi - agli inquirenti. Io alle 22 ero uscito di casa e sono tornato solo la mattina dopo». Potrebbe essere stata questa la scintilla di un litigio che è degenerato poco prima delle 9 di domenica. I vicini hanno sentito solo urla disperate e un rumore angosciante di mobili e corpi che cadevano.
Poi il silenzio prima della sgommata in giardino dell’auto di Tani che si allontanava a folle velocità lasciando dietro di sé una scia di sangue. E quel pensiero di togliersi la vita. Ma l’avvocato riminese Stefano Paolucci, uno dei due legali del giovane, che Colopi ha contattato al telefono durante la sua corsa da Pinarella a Lanciano, è riuscito a convincerlo a non suicidarsi e a costituirsi.
«I primi messaggi mi sono arrivati via whatsapp nella tarda mattina di domenica - racconta l’avvocato Paolucci - ma non li avevo visti. Poi verso le 13 ho risposto alla prima chiamata di Colopi, lo conosco da qualche mese per piccole pendenze con la giustizia a Rimini, nulla di grave. All’inizio non capivo a cosa si riferisse, era agitato, sconvolto, diceva frasi sconclusionate, avevo solo inteso che era in auto e che aveva litigato con una persona. Poi nel corso della seconda delle quattro o cinque chiamate che mi ha fatto mi ha detto che c’era un morto e che era stato lui a ucciderlo. Ma diceva anche che non sarebbe più tornato, prima pensavo a un’ipotesi di fuga, ma dopo poco ho capito che si riferiva a propositi di suicidio. Ho subito chiamato le forze dell’ordine, perché prima di essere un avvocato sono anche un cittadino, ho usato il buon senso del resto non avevo ancora un mandato, per fortuna ho subito capito che i carabinieri erano già sulle sue tracce e sapevano quello che era successo».
L’avvocato non ci tiene però a prendersi nessun merito: « Non so se abbia parlato anche con altre persone e non posso dire di essere stato io quello che lo ha convinto a non farla finita, ma per fortuna si è costituito. Nei prossimo giorni, insieme all’avvocato Battistella, cercheremo di fare chiarezza. Colopi era sconvolto, ma anche a me ha ribadito di essere stato aggredito».
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