Alla Louise la rabbia delle operaie
Ieri mattina la manifestazione delle lavoratrici: «Non possiamo nemmeno avere la cassa integrazione»
MASI SAN GIACOMO. È il grido "vergogna!" a spezzare a un certo punto la calma apparente del presidio a Masi San Giacomo, davanti alla sede della “Louise confezioni”, l'azienda diretta da Alessandra Zanella (in via Tasso) specializzata nel confezionamento di cravatte.
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Protagoniste del sit in di ieri mattina sono state ventidue donne (alcune di loro con figli a carico, altre col marito disoccupato), dall'aprile scorso fino a due giorni fa in cassa integrazione straordinaria, e ora invece senza nemmeno più quella. Ventidue lavoratrici da settembre 2014 senza stipendio e che, per ora, non possono usufruire degli ammortizzatori sociali (mobilità, disoccupazione), in quanto l'azienda non ha ancora dichiarato il fallimento.
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Il presidio, iniziato alle 8, ha visto una cinquantina di persone presenti: oltre alle lavoratrici (residenti anche a Ferrara, Argenta e Gambulaga), alcuni abitanti di Masi, il sindaco Riccardo Bizzarri, la vicesindaco Serena Poltronieri e alcuni rappresentanti di altre categorie della Cgil. Poi, alle 11.30 le lavoratrici insieme a Marco Corazzari, sindacalista della Filctem Cgil si sono recate all'ispettorato del lavoro.
«Siamo qui - ha spiegato Marco Corazzari, funzionario della Filtem Cgil di Ferrara - per dimostrare ancora la nostra disponibilità a riprendere l'occupazione, ma registriamo che l'azienda continua nella sua chiusura. In passato avevamo anche proposto una riconversione produttiva».
"Vogliamo rispetto", è l'elementare richiesta di queste donne.
«Oltre a non poter accedere agli ammortizzatori sociali - ci spiegano - finché non ci licenziano non possiamo nemmeno cercare un altro lavoro, se non in nero».
Alcune di loro hanno lavorato in Louise anche 15/20 anni. «Lo stipendio - ci raccontano - era poco più di 1.100 euro, poi si è ridotto, prima dell'80%, poi del 50%, pagandoci sempre in ritardo, fino a settembre 2014 quando hanno iniziato a non pagarci più. Da tempo - proseguono - la proprietaria ci diceva che erano in crisi, ma ci assicurava che tutto si sarebbe risolto. Col tempo però abbiamo capito che ci prendevano in giro. Fino a maggio scorso ci hanno fatto finire il lavoro, pulire e sgomberare tutto, senza pagarci. Ci hanno sfruttato fino all'ultimo».
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Il 19 aprile è prevista l'udienza fallimentare. Se, come appare inevitabile, verrà dichiarato il fallimento, le dipendenti - che aspettano dalle sei alle nove mensilità di arretrati - potranno recuperarne fino a tre grazie al Fondo di Garanzia dell'Inps.
Arrabbiato e amareggiato è anche il sindaco Bizzarri: «L'azienda è fuggita, pensando così di risolvere il problema, ma si sbaglia». Le ventidue donne si avvicinano al tavolino del presidio per sottoscrivere una lettera nella quale si intima all'azienda di permettere loro di svolgere il lavoro per il quale sono state assunte con contratto a tempo indeterminato. E che ora chiedono ciò che gli spetta.
Andrea Musacci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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