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tre donne senza casa

Dormitorio, proroga di un mese

Dormitorio, proroga di un mese

«Una tregua, ma non basta. Deve restare aperto per tutto l’anno»

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In via XX Settembre il dormitorio femminile, di proprietà del Comune e gestito dalla Caritas, avrebbe dovuto chiudere il 31 marzo. Invece è stato dato un mese di proroga, grazie alla denuncia alla Nuova Ferrara fatta da Mary Tunlep, Donatella Tarroni e Barbara Contatti, tre donne senzatetto e seguite dai servizi sociali ospitate nella struttura attrezzata per l'emergenza freddo con sei posti letto.

«Lo slittamento del termine è stata una buona notizia - dicono - però vorremmo che il dormitorio fosse aperto per tutta la durata dell'anno, almeno la notte. Una richiesta che certo se venisse accettata farebbe comodo non soltanto a noi, ma anche ad altre persone».

Il rinvio della chiusura rappresenta una boccata d'ossigeno, tuttavia non basta per chi non riesce a pagare un affitto sul mercato delle abitazioni e non figura ai primi posti delle graduatorie per le case popolari dell'Acer. E quindi di fatto non ha un posto in cui stare e soprattutto in cui passare la notte.

«Dopo la proroga - spiegano le tre donne - ci siamo rivolte con insistenza alle assistenti sociali e a vari enti pubblici: riconoscono le nostre ragioni, ma ci dicono che purtroppo hanno le mani legate. Abbiamo incontrato anche l'assessore Chiara Sapigni, che si è dimostrata molto disponibile, e anche l'arcivescovo Luigi Negri. Nulla di concreto è stato ottenuto: rischiamo a questo punto di restare a dormire sulla strada. Ci invitano a trovare una sistemazione alternativa al più presto, senza aspettare l'ultimo minuto. Ma dove andiamo? Non vogliamo pesare sulle nostre famiglie e non tutte tra noi hanno figli».

Il caso di Mary Tunlep è poi particolare: a Copparo lo scorso febbraio è scampata a un tentativo di aggressione, prima di essere trasferita a Ferrara. Ora c'è una causa in corso davanti al giudice sulla vicenda.

«Accuso il Comune di Copparo - dice con forza la donna - e l'assistente sociale di non avermi seguita abbastanza. Mi avevano messo in una casa popolare già occupata da un uomo e proprio lì ho subito violenza. Se mi dovesse succedere qualsiasi cosa di brutto in futuro riterrò responsabile quella amministrazione comunale».

Fabio Terminali

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