Il fratello del pensionato ammazzato: «Uscirò dall’aula appena parleranno le difese di quei tre»
Lo sfogo di Marco Tartari alla vigilia del processo: «Non so come reagirò al processo alla vista degli imputati»
«Quando me li troverò davanti, non so come reagirò». Marco Tartari sarà presente il 5 maggio nell’aula del gup del tribunale di Ferrara, dove si terrà l’udienza preliminare del processo per l’omicidio di suo fratello Pierluigi, lasciato morire in un casolare abbandonato dopo una rapina nella sua villetta di Aguscello. Per quel delitto sono imputati Ivan Pajdeck, Patrick Ruszo e Constantin Fiti, quest’ultimo balzato ieri di nuovo alle cronache per un doppio patteggiamento per un furto di biciclette. Alla sola vista del titolo sulla prima pagina della “Nuova Ferrara”, Marco Tartari ha un moto di repulsione, e lascia cadere sul tavolo il giornale come se scottasse.
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«Quello lì è il peggiore dei tre. Non sono mai riusciti a farlo parlare, ha detto che non hanno trovato le sue impronte. Non so come farò a trovarmeli faccia a faccia, lui e gli altri due. Però devo farlo, per mia sorella, per farci coraggio a vicenda. Ma se fossi da solo, non ci andrei». Rita e Marco Tartari si sono costituiti parte civile attraverso l’avvocato Eugenio Gallerani e parteciperanno al procedimento penale: «Io quei tre non vorrei mai vederli - ribadisce Marco - L’idea che ho di loro è la stessa che ho espresso tempo fa, sono dinosauri fottuti. E ignoranti, perché hanno portato via la fotografia di quando giocavo in serie C con Gigi Riva, scambiandola per un quadro. Per me era come un santino». Marco Tartari troverà la forza per esserci, quel 5 maggio: «Ma non voglio sentire parlare di difesa - sottolinea - Non posso ascoltare parole in difesa di quei tre. Non è una presa di posizione contro gli avvocati, loro fanno il loro lavoro. Ma se loro hanno diritto alla difesa, io ho il diritto di uscire dall’aula».
Per chi ha abbandonato Pierluigi ad agonizzare in un edificio diroccato di via Vecchio Reno, continua, «ci vuole il massimo della pena». E non mancano i ringraziamenti per polizia di Stato e Procura: «Gli inquirenti sono stati bravissimi, li hanno presi in 20 giorni, più di così non potevano fare».
La voce si accalora ancora di più ricordando il fratello Pierluigi, un pensionato di 73 anni verso il quale i suoi aguzzini non hanno avuto un briciolo di pietà: «Questi delinquenti si sentono forti quando sono tre contro uno. Perché mio fratello, nonostante l’età, se doveva affrontarne soltanto uno lo buttava fuori di casa. Lo hanno sorpreso da vigliacchi, aveva una pizza in mano e l’ultima cosa che pensava era trovare tre assassini che lo aspettavano a casa». La parola “perdono” Marco Tartari non la vuole neanche sentire: «Io non perdono nessuno. Ha detto bene il vescovo: “prima pagate, poi chiedete perdono al Padreterno”. Ma non qui in terra, non a me. Perché sono andati oltre la crudeltà, perché questi non hanno alcun rispetto per la vita».(a.m.)
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