Sanità, la spesa è ancora alta ecco dove si va a risparmiare
Come spesso avviene nelle pubbliche amministrazioni, a partire dagli enti sanitari, l’incubo si chiama legge di stabilità. Ieri, nel corso dei lavori della Conferenza territoriale socio-sanitaria, il...
Come spesso avviene nelle pubbliche amministrazioni, a partire dagli enti sanitari, l’incubo si chiama legge di stabilità. Ieri, nel corso dei lavori della Conferenza territoriale socio-sanitaria, il direttore generale del Sant’Anna, Tiziano Carradori, ha parzialmente scacciato il “fantasma” di un temutissimo piano di rientro: «Da una serie di valutazioni - ha detto - lo escluderei per l’azienda ospedaliera». I conti sono lì a testimoniare che la sanità ferrarese sta cercando di recuperare il terreno perduto ma che la strada è lunga. Asl e Sant’Anna devono infatti ricorrere, ha precisato Carradori, a risorse addizionali per circa 83 milioni di euro l’anno (53 milioni solo per il polo di Cona) per consentire ai bilanci di sostenere le «eccedenze di costo». Paola Bardasi, direttore generale Asl, ha ricordato che nel 2014 per la spesa sanitaria a Ferrara si spendevano 166 € a testa in più rispetto alla media dell’Emilia Romagna. Da qui l’esigenza di garantire «un allineamento ai valori di spesa media regionale». Ferrara risulta maglia nera anche nella spesa farmaceutica, «qui - ha detto Bardasi - si perdono 4 milioni di euro l’anno». Siamo oltre la media anche per gli stipendi del personale (dati 2014) e per il numero di dipendenti della sanità (dati 2013) rispetto alla popolazione locale. Un intervento strutturale sui costi è quindi una priorità, oggi, per Asl e Sant’Anna. Che si stanno muovendo su più binari, come l’integrazione di funzioni delle due aziende (da aprile i servizi tecnico amministrativi), la riduzione delle liste d’attesa, la centralizzazione degli acquisti. Entro la fine del 2016 dovrebbero essere ridotti una trentina di posti letto. Carradori ha ricordato la battaglia ferrarese per far riconoscere la specificità locale «del quarto indice di invecchiamento a livello nazionale». L’azienda ospedaliera annuncia più interventi di piccola chirurgia di medio-bassa complessità, la rinegoziazione del contratto di project financing e la deduzione di 15 milioni di euro già anticipati a Prog.Este (potrebbero servire per coprire il turn over con l’80% di assunzioni a tempo indeterminato e il 20% a tempo determinato), il contenimento delle chiusure estive dei posti letto e il trasferimento del personale non idoneo per la mansione sanitaria a ruoli amministrativi. (gi.ca.)
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