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«A Ferrara garantiti sia l’aborto che il diritto all’obiezione»

«A Ferrara garantiti sia l’aborto che il diritto all’obiezione»

L’assessore Sapigni: diversi medici abortisti cambiano idea ma il servizio funziona. Solidarietà alla collega Felletti per la lettera dell’obiettore. Afm, pillola assicurata

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FERRARA. C’è o non c’è a Ferrara il diritto di abortire, con metodo tradizionale o farmacologico, o utilizzare la pillola del giorno dopo, come di obiezione di coscienza sull’aborto? L’interrogativo è sorto dopo la pubblicazione dei dati sulla massiccia obiezione di coscienza tra i ginecologi del Sant’Anna (tre su quattro, record regionale) e l’interpellanza di Ilaria Baraldi (Pd) sull’orientamento dell’Afm a proposito della pillola del giorno dopo. La risposta dell’assessore alla Salute, Chiara Sapigni, è rassicurante: «Premesso che ritengo molto positivo il trend in calo degli aborti nella nostra provincia, i dati vanno visti nella loro interezza. È vero che la percentuale di obiettori tra i ginecologi è molto elevata, ma è anche vero che il problema è compensato da una organizzazione in grado di garantire entrambi i diritti previsti dalla legge: l’obiezione, appunto, e il servizio d’interruzione della gravidanza. La garanzia viene proprio dai dati regionali, che certificano come l’82,2% delle richieste abortive viene soddisfatto entro 14 giorni, entro i limiti previsti. Effetto scoraggiamento? Non credo sia così - è la valutazione dell’assessore - Abbiamo visto nel tempo diversi ginecologi non obiettori cambiare idea, e certo chi pratica aborti in una struttura come il Sant’Anna rischia di limitare la propria crescita professionale e le esperienze stimolanti, forse la stessa carriera professionale».

L’assessore rivendica l’azione svolta negli anni con il Centro salute donna nei confronti delle donne con più di due interruzioni di gravidanza volontarie, «si tratta evidentemente di un uso sbagliato dello strumento, alternativa scorretta alla contraccezione. Per questo - continua Sapigni - abbiamo svolto un’opera di sensibilizzazione nei confronti di donne rumene e nigeriane che si prostituiscono, per indirizzarle alla contraccezione».

Discorso diverso per la pillola del giorno dopo, che viene venduta su prescrizione medica in farmacia: «In azienda non sono mai stati segnalati casi di obiezione - rivela il direttore dell’Afm, Riccardo Zavatti - e in ogni caso l’azienda è organizzata in maniera tale da poter fornire sempre il farmaco agli utenti. La richiesta è concentrata nella farmacia di Porta Mare nella quale si vendono in media una decina di pillole al mese». Per l’assessore, che raccoglie i dati per rispondere all’interpellanza, «c’è ancora dibattito nel mondo scientifico sul fatto che la pillola del giorno dopo possa essere definita abortiva: in questo caso anche il farmacista avrebbe diritto all’obiezione».

Ultima questione scottante, che ha mosso un discreto giro di telefonate in ambienti municipali, la lettera pubblicata sulla Nuova nella quale l’obiettore Patrizio Fergnani, ex Cisl, si dice discriminato dll’assessore alle Pari opportunità, Annalisa Felletti, che aveva inserito «il mancato rispetto delle leggi sull’interruzione di gravidanza» e l’obiezione di coscienza tra i capitoli senza un lieto fine: «Solidarietà massima ad Annalisa, certo non voleva denigrare l’obiezione di coscienza ma» dice Sapigni. Vedremo se ci sarà un seguito.

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