Il palazzo vescovile tornerà a splendere
Comacchio, iniziati i lavori di restauro dello storico immobile I lavori finanziati dall’arcidiocesi e dai fondi dell’8 per mille
COMACCHIO. Sono iniziati nei giorni scorsi i lavori di restauro conservativo del palazzo vescovile di Comacchio, sede del vescovo della diocesi lagunare dal 1748 sino al 1986, quando il Vaticano sancì la fusione con la diocesi di Ferrara. In stato di abbandono dal 2000, quando fu allestita la mostra “I tesori nascosti nelle chiese di Comacchio”, curata da Aniello Zamboni, l'edificio storico, articolato su 4 piani in via Edgardo Fogli, un tempo dimora del governatore della città, tornerà al suo antico splendore. «L'arcivescovo monsignor Luigi Negri ha sposato in pieno l'interesse di Comacchio – commenta il direttore dei lavori Gabriele Bellini – e si è adoperato sin dal suo insediamento per recuperare il palazzo vescovile. E' un'operazione in tandem tra due persone profondamente legate a questo territorio – prosegue Bellini – perchè anche Aniello Zamboni, nella sua qualità di direttore dell'ufficio dei beni culturali della Curia si è alacremente impegnato affinchè si giungesse all'apertura del cantiere». I lavori, finanziati per metà dall'Arcidiocesi Ferrara-Comacchio e per la restante metà attingendo ai proventi dell'8 per mille delle dichiarazioni dei redditi, consistono in consolidamento delle fondazioni e dei solai in legno, ripristino delle facciate, con inserimento di barre in acciaio elicoidali, ritinteggiatura totale delle facciate, sia sul canale che sulla corte interna, opere di risanamento e/o sostituzione degli intonaci e manutenzione del manto di copertura del tetto, ripristino intonaci, adeguamento di tutta l'impiantistica ed installazione dell'ascensore. Il progettista è Marcello Marcialis, mentre la ditta che sta esaguendo i lavori è la Sangiorgi costruzioni di Bosco Mesola, specializzata nei restauri. «La restauratrice Elisabetta Belluti – aggiunge Gabriele Bellini -, si occuperà del restauro dei soffitti decorati. Riteniamo che sia fondamentale restituire alla città un pezzo importante della sua storia ed il merito va sicuramente al vescovo e ad Aniello Zamboni». Il primo vescovo a soggiornare nel palazzo vescovile della diocesi comacchiese, dal 1748 al 1758, fu Cristoforo Lugaresi. A pianta quadra, l'edificio si connota per i medaglioni alle pareti posti nel salone dei vescovi al primo piano, raffiguranti tutti i vescovi che si sono succeduti dal 798 in poi. Di grande pregio anche i soffitti dipinti a tempera su intonaco, in stile neoclassico e quelli in fregio alla cappella vescovile, costruita nel 1821.
Katia Romagnoli
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