Sopralluogo al poligono La tecnologia dà una mano
Portomaggiore, carabinieri, vigili del fuoco e tecnici effettueranno tutti i rilievi L’intenzione è quella di poter arrivare ad una ricostruzione in 3D
PORTOMAGGIORE. Il cancello del poligono di Portomaggiore si è riaperto ieri mattina alle 9.30. In via Cattaneo sono tornati carabinieri, vigili del fuoco e tecnici chiamati ad effettuare tutti i rilievi necessari (che andranno ancora avanti per qualche tempo) considerata la necessità di demolire quel che resta del capannone.
«Ero via per lavoro e sono stato chiamato dalla Procura. Mi hanno spiegato a grandi linee cosa avrei dovuto fare ed ho accettato l’incarico», spiega Federico Ferrari, docente della facoltà di Architettura, Università degli studi di Ferrara. «Non posso dire molto, la situazione è complessa e il mio ruolo è naturalmente prettamente tecnico». La strumentazione che riempie il baule della sua automobile è fatta di una grossa valigia di plastica rossa e di cavalletto. «Una volta all’interno procederemo con i rilievi scanner laser, l’intenzione è quella di arrivare ad una ricostruzione in 3d. Ho fatto altri lavori simili e mi sono occupato di casi difficili, ancora però nulla posso dire sulla portata di questo non avendo acquisito alcun elemento».
Sul posto anche il perito di parte Grandis, uno dei primi ad arrivare sul luogo della tragedia e a cui è stato permesso di entrare e di partecipare al recupero dei corpi. «La tecnologia in questo caso ci aiuterà molto - spiega - Certamente c’è la volontà da parte di tutti di arrivare ad una verità in tempi brevi». Richiamato a Portomaggiore il comandante dei vigili del fuoco Cristiano Cusin, il tecnico che in quella lunghissima giornata di dolore riuscì in tempi relativamente brevi a ricostruire in qualche modo l’accaduto e a individuare i corpi delle tre vittime. A guidare le operazioni il comandate del Norm di Portomaggiore Antonio Muzi che naturalmente in alcun modo si è sbilanciato sulla vicenda. Una volta terminati i rilievi, lo scheletro del capannone sarà definitivamente demolito. Da capire se anche la casa privata che con il poligono condivide un muro portante e dichiarata completamente inagibile, vedrà la stessa sorte.
Il cancello di ferro, su cui è affisso il cartello “struttura sottoposta a sequestro” si è chiuso dietro al gruppo con riserbo e discrezione. Sul posto qualche curioso in sella alla bicicletta ha fatto il giro dell’immobile per cercare forse un buon punto d’osservazione ma la fitta rete verde posizionata ad altezza strada ben nasconde la profonda ferita provocata dalla terribile esplosione che provocò tre vittime.
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