Un diario racconta la pace di sangue
Prosegue la nostra ricerca nel “triangolo della morte” Ecco come venivano prelevate le persone da giustiziare
ARGENTA. La cappa di silenzio che ormai è presente nel territorio Argentano da oltre settant’anni è dura da smuovere. E non solo perché la gran parte dei ‘protagonisti’ di allora non ci sono più. Anche chi sa ha poca voglia di affrontare l’argomento fine della Seconda Guerra Mondiale, con episodi di efferata violenza avvenuti in tutto il territorio comunale, così come nel resto della provincia e di gran parte dell’Italia.
Ma come abbiamo già scritto la prima volta, il nostro viaggio in quello che abbiamo definito il “Triangolo della morte” (ossia i territori di Argenta, Alfonsine e Conselice) non vuole modificare la storia, ci mancherebbe. Quanto accaduto dopo la liberazione (che si celebra a breve) è figlio di anni di violenze ancora più gravi avvenute durante gli anni del conflitto e ancora prima nel ventennio di regime fascista. Non si può però evitare di fare i conti con la rabbia di quanti hanno perso i propri cari immotivatamente, non perché ‘amici’ del regime mussoliniano, ma con l’unica colpa di essere ricchi o abbienti, fatto evidentemente inaccettabile agli occhi di quanti vivevano nella miseria e stavano dalla parte ‘giusta’. Così, alle vendette di chiara matrice politica, si sono affiancate vere e proprie rapine, con persone facoltose costrette a pagare per evitare le sommarie esecuzioni che funestarono la primavera 1945.
Come scritto nella prima puntata, l’ultimo libro su questa vicenda, Il sasso che alza il cielo di Lara Foletti è solo lo spunto per la nostra ricerca, che si svolge seguendo due filoni. Il primo è quello di risalire ai luoghi dove sono state seppellite le vittime di questa violenza, vere e proprie fosse comuni che si trovano in tutti e tre i territori comunali. In alcuni casi è impensabile poter effettuare degli scavi di verifica, visto che in quei luoghi ormai sono state edificate case o altre strutture. Ma c’è chi non si arrende e spera ancora di poter dare pace a queste persone (e ovviamente ai familiari).
L’altro filone è quello che inauguriamo nell’articolo a fianco, lo stralcio del diario di un’adolescente argentana di quegli anni che racconta in modo dettagliato come certe persone andassero nelle case a prelevare compaesani, senza dare motivazioni ai parenti di questi. Nelle prossime puntate seguiremo l’angosciante racconto di questa adolescente, pagine che ci fanno rivivere giorni di terrore a guerra finita.
3, continua
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