Berco, non si capiscono le intenzioni industriali
Copparo, ieri il faccia a faccia tra i sindacati e la direzione aziendale Volumi produttivi in calo, caos organizzativo in vari reparti e il nodo Cig
COPPARO. Bocche cucite al termine del faccia a faccia tra i segretari provinciali di Fiom-Cgil (Samuele Lodi); Fim-Cisl (Sandra Rizzo) e Uilm-Uil (Paolo Dalan) e relative Rsu e la dirigenza della Berco (per quest’ultima hanno partecipato Luca Baraldi della direzione operativa, Daniele Mingozzi, direttore risorse umane e George Giovanakis Chief Financial Officer, in pratica tutta la dirigenza ad eccezione del Ceo Sven Arend che a fine anno concluderà il proprio mandato alla Berco. Bocche rigorosamente cucite, come sempre accade, da parte della dirigenza ella multinazionale tedesca Thyssen Krupp. «Per rispetto verso i lavoratori abbiamo deciso che spiegheremo tutto ai lavoratori durante le assemblee previste per lunedì» dicono coralmente i tre segretari. Confermate le quattro ore di sciopero previste per mercoledì 20 aggiuntive alle ultime quattro proclamate da Fim, Fiom e Uilm nazionali sulla vertenza per il rinnovo del contratto di lavoro. Durante l’incontro si è parlato del la gestione che Berco fa della cassa integrazione ordinaria, che, secondo i sindacati, poco trasparente. Si sa che vi sono criticità riguardanti i volumi produttivi. I primi tre mesi ovvero ottobre, novembre e dicembre 2015 (l’anno per la Berco si conclude il 30 settembre ndr.) hanno fatto registrare il segno - mentre anche i dati riguardanti il secondo trimestre da gennaio a marzo non avrebbero fatto segnare un’inversione di tendenza. L’azienda in alcuni reparti sta ricorrendo alla cassa integrazione. Viene segnalato un caos organizzativo mentre sul tappeto vi è anche il rinnovo dell’integrativo aziendale scaduto a fine 2015. Voci insistenti parlano di una possibile vendita dello stabilimento copparese oltre a quello di Castelfranco Veneto. Per ora la ThyssenKrupp nella cui società è entrato un gruppo finanziario, sta lavorando ad una fusione con il colosso indiano Tata, multinazionale del settore dell'acciaio e se questo accordo andrà in porto potrebbe fare da apripista ad un discorso più a largo raggio. All’interno della fabbrica in alcuni settori, in particolare quello delle officine, si aggirano dirigenti provenienti dalla Berco del Brasile pare per controllare e studiano il modello organizzativo. Al momento non si riescono a comprendere le intenzioni industriali in questo stabilimento che, dopo la cura dimagrante di tre anni fa occupa 1.630 dipendenti e ne fa uno dei primi per ocupati non solo in provincia di Ferrara ma nell’intera regione.
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