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«Carcere, situazione inaccettabile»

«Carcere, situazione inaccettabile»

I sindacati contro il comandante. Critiche al garante Marighelli

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Da tempo denunciano la situazione esplosiva all’interno del carcere, dove gli agenti di Polizia penitenziaria - scrivono Sappe e Osapp - «sono abbandonati a se stessi, e quelli in servizio all’interno dei reparti detentivi subiscono frequentemente aggressioni e non sono posti nelle condizioni di potersi difendere, in alcun modo ed in alcuna sede». Una denuncia che aveva messo sotto accusa la gestione dell’attuale comandante del carcere di Ferrara, con una guerra di parole con comunicati, anche da parte del Garante dei detenuti Marcello Marighelli intervenuto a sostegno e in solidarietà del comandante. Così Sappe e Osapp, in questa situazione di difficoltà, ribattono a Marighelli, spiegando che non si capisce bene perchè «prenda posizione, dal momento che il suo mandato esula completamente dall’ operato del personale in uniforme, e del resto, mai in precedenza il garante ha mai espresso il benché minimo interesse nei confronti del personale di custodia e dei suoi disagi e difficoltà».

Ribattono ancora Sappe e Osapp che da parte dei sindacati che hanno promosso le critiche al comandante non vi sono «processi sommari», che il Comandante non è un «capro espiatorio» e che «le considerazioni del garante, invece di raffreddare i conflitti, li esasperano».

Sappe e Osapp ricordano che «il Comandante è ritenuto responsabile di determinati comportamenti, decisioni che hanno avuto come conseguenza la situazione attuale, ritenuta inaccettabile dalla stragrande maggioranza del personale di custodia; alla frattura si è giunti dopo aver cercato in ogni modo un dialogo, che è sempre stato negato». Per questo motivo, Marighelli non sa e «il suo intervento risulta esser fuori luogo, come del resto riteniamo inaccettabile che venga a darci consigli in tema sindacale su come raffreddare i conflitti». «Siamo preoccupati - spiegano - dal fatto che diversi colleghi hanno riportato lesioni in colluttazioni avute con detenuti e la cosa sia quasi ritenuta normale, come se si trattasse di una sorta di “rischio d’impresa”», e concludono che «la nostra non è una polemica, e non riveste alcuna connotazione personale; semplicemente, abbiamo preso atto del fatto che non è più possibile alcun dialogo ed alcuna trattativa, e non abbiamo alcuna intenzione di recedere dai nostri propositi».

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