"Entusiasto" per i 500 anni Furiosi
Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sulle celebrazioni per l'Ariosto
Corre l’anno dell’Ariosto, mentre la ruspa leghista Nicola Naomo Lodi scrive su Facebook “Per voi in viaggio… Non mollo! Entusiasto di voi che mi date la carica! Ciao Tiziano”. Spero che Lodi, che venerdì andava a Milano alla Cassa Depositi e Prestiti per la sua battaglia-simbolo del Palaspecchi contro il sindaco Tagliani, sia entusiasto anche dei cinquecento anni furiosi. Sono sicuro che lo è. La mia adozione dell’aggettivo-strafalcione maschilizzato entusiasto non è per l’irruenza salviniana, ma per la ricorrenza della stampa della prima edizione dell’Orlando Furioso, e per la scia di manifestazioni che Ferrara va proponendo.
Queste righe hanno quindi un carattere di sveglia, perché la città profitti di una straordinaria occasione di cultura, turismo, conoscenza ed economia. E perché la città non venga distolta dalle polemiche, dai sotterfugi, dai combattimenti politici o non s’accorga di un’auspicabile fortuna: oltre cinquanta manifestazioni di piccola e grande stazza sono già certe e sicure nel programma in evoluzione.
Al centro la mostra al Palazzo dei Diamanti, pensata e allestita da Ferrara Arte: “Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”, in programma dal 24 settembre all’8 gennaio. Il titolo sembra tagliato apposta sull’esigenza, sulla necessità di Ferrara di sognare essa stessa una propria nuova e straordinaria dimensione. Perché l’arte, la storia, la letteratura aiutano a modellare anche il futuro. Hanno fatto bene gli organizzatori a scegliere un’osservazione di Galileo Galilei per orientare chi legge al senso dell’Orlando: “Quando entro nel Furioso, veggo aprirsi una tribuna, una galleria regia, ornata di cento statue antiche de' più celebri scultori […], di cristalli, d'agate, di lapislazzuli e d'altre gioie, e finalmente ripiena di cose rare, preziose, meravigliose".
Fantasticare in grande, pensare in grande. Nonostante chi l'altra notte ha appiccato il fuoco al portone della Biblioteca Ariostea, archivio della memoria collettiva, potente e fragile quanto il pensiero fissato sulla carta. Il gesto - vandalico o mirato che sia - è demenziale e qualcosa ricorda del martirio di tante librerie nella storia dei fatti, delle ideologie, delle ignoranze.
In attesa di ammirare in mostra Giorgione, Tiziano, Correggio, Dosso Dossi, Mantegna, Leonardo, Della Robbia c'è una fioritura di iniziative. Come sempre accade nella dimensione provinciale (positiva) ogni organizzazione, ente e istituto fa per sé in nome e per conto delle autonomie, delle gelosie, delle indipendenze. Sono ora tredici i soggetti che producono occasioni ariostesche, dall'esposizione al convegno, dal concerto alla presentazione di libri. È una città - con tante personalità - che si muove. E ben venga, a patto però che ogni tanto sia fatto il punto sullo sciame delle iniziative, e che tutte convergano sulla promozione di Ferrara.
Per la città i cinquecento anni furiosi sono un'occasione importante in un periodo mesto e incerto per il deperire economico, la fine della vecchia Carife, la pochezza delle risorse, la ripartenza annunciata e ancora rimandata. La mostra che sarà inaugurata a settembre e le altre manifestazioni confermano che l'intensità culturale non è mai mancata. Va dato atto all'amministrazione comunale, a Ferrara Arte e a tutte le realtà che sostengono l'impresa espositiva, di avere tenuto la barra a dritta: quella che assicura il posto di riguardo che Ferrara ha nel circuito culturale internazionale. Meno male.
Ora tocca ai ferraresi credere al sogno ariostesco, perché la mostra ai Diamanti c'è, è verissima, e si prospetta d'altissimo livello. Serve partecipazione ed entusiasmo per proporre una città accogliente, all'altezza. Non smentiamo il poeta, non smentiamoci, perché l'unità degli sforzi collettivi, politici, amministrativi, economici, sociali, civili non va espressa soltanto nei momenti gravi, ma anche in quelli alti, che così diventano pure condivisi e popolari. L'obiettivo è Ferrara, quella che Ludovico nell'Orlando descriveva, innamorato: "Dinanzi il Po, di dietro gli soggiorna / d'alta palude un nebuloso gorgo; / che, volgendosi gli anni, la più adorna / di tutte le città d'Italia scorgo, / non pur di mura e d'ampli tetti regi, /ma di bei studi e di costumi egregi".
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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