«Quando l’obiezione fa male alle donne»
Non normale il tasso di medici che si rifiuta di far abortire: difendiamo la libertà di decidere
«In difesa della 194 e della libertà di autoderminazione delle donne perchè anche l'obiezione di coscienza fa ancora più male alle donne»: Cgil e Udi in un documento congiunto prendono posizione contro il pensiero dilagante che vuole contrapporre il principio dell'obiezione di coscienza in ambito militare alla obiezione di coscienza sancita e prevista dalla legge 194 sull’aborto del 1978,poichè, spiegano «è atto umanamente e politicamente vile, mosso alla radice da una cultura dominante ancora fortemente intrisa di tratti patriarcali e sessisti, costantemente "in guerra" contro la libertà di autodeterminazione delle donne, in quanto donne». «In campo medico - spiegano nella nota - la garanzia della tutela della salute umana, in questo caso della salute della donna, è quanto mai fattore prioritario e primario, anche sul piano giuridico, rispetto alla facoltà di obiezione e di non obiezione di coscienza». E ancora «non ci può essere obiezione o non obiezione di coscienza che si ponga in netta contrapposizione al volere ultimo della donna, al punto che la stessa Legge 194 colloca la donna e la sua volontà in materia di procreazione, e non quella di altri, al centro del sistema di assistenza socio-sanitario pubblico». L’obiezione di coscienza? «Non è normale che il tasso degli obiettori di coscienza sia in costante aumento, con una media nazionale che sfiora il 70% e picchi del 90% al sud, con l'impossibilità per l'intera struttura sanitaria pubblica a fornire un servizio, doveroso, obbligatorio e gratuito per legge, se non in forma totalmente residuale». Su legge 194 e obiezione interviene anche Paola Peruffo, vicepresidente Commissione pari opportunità del Comune di Ferrara, parlando della pillola del giorno dopo e di diritto all'obiezione di coscienza anche del farmacista e del suo diritto di rifiutarsi di commercializzare i contraccettivi d'emergenza: «Procedere con la lista dei farmacisti che intendono avvalersi di tale diritto non gioverebbe alla libertà di coscienza di ciascuno». Sulla possibilità di acquistare sia la pillola da assumere entro quarantotto ore dal rapporto che quella entro i cinque giorni, spiega che sono «sempre più considerati dai giovanissimi come un normale contraccettivo e non come soluzioni d'emergenza». «Il problema, a mio avviso, va affrontato in termini diversi da quello dell'indice puntato verso i farmacisti obiettori: cosa fanno istituzioni e scuole per creare una corretta informazione verso gli adolescenti? «Troppo poco con conseguenti rischi per la salute delle giovani donne - conclude - Per questo è mia intenzione portare il tema in consiglio e avviare un confronto aperto».
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