Decolla il fondo di salvataggio. Maiarelli: noi non l’avevamo
Aumentano le adesioni al Fondo Atlante, lo strumento costruito per aiutare le banche in difficoltà dopo la crisi di Carife, Etruria, Chieti e Marche.
FERRARA. Aumentano le adesioni al Fondo Atlante, lo strumento costruito per aiutare le banche in difficoltà dopo la crisi di Carife, Etruria, Chieti e Marche. Il gruppo Bper, tra i candidati all’acquisto di Nuova Carife, ha già deciso di stanziare 100 milioni di euro per quote d’investimento sul fondo. «È importante il riconoscimento del ruolo istituzionale delle Fondazioni come azionisti di lungo respiro delle banche - ragiona Cristiana Fantozzi, presidente della Fondazione Caricento - Noi non abbiamo ancora ricevuto sollecitazioni in merito al Fondo Atlante, ne ragioneremo in sede Acri: certo la priorità per noi sono gli interventi in favore del nostro territorio». Di sicuro non sarà chiesto nulla alla Fondazione Carife, impegnata a difendere la sua stessa esistenza nel ricorso contro il Salva-banche che ne ha azzerato la partecipazione. Non serve aggiungere peso a quella che il presidente Riccardo Maiarelli considera una vera e propria beffa: «Il Fondo Atlante? Sono stati usati due pesi e due misure, noi non abbiamo avuto a disposizione uno strumento del genere» è la sua risposta. In sostanza, a Palazzo Crema fanno notare che la ricapitalizzazione di Carife avrebbe potuto andare a segno proprio attraverso un fondo di questo tipo, una volta scoperto che l’Ue non avrebbe mai approvato l’intervento del Fitd, e questo elemento è stato segnalato anche ieri in sede di udienza al Tar del Lazio contro il Salva-banche. Atlante ha tra l’altro mandato di acquisire le sofferenze delle banche in difficoltà a prezzi molto superiori rispetto al 17% con il quale sono passati da Carife alla bad bank, e questa forbice fa la differenza anche per l’azzeramento delle azioni.
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