Asili, cartelle Ici da 100mila euro
Per il Comune sono attività commerciali pure se ospiti in parrocchia
Una sfilata di santi contro Palazzo Municipale. I nomi di una decina di parrocchie della città compaiono nella lista di ricorsi fiscali ai quali il Comune dovrà far fronte in Commissione tributaria provinciale per il tentato recupero dell’Ici 2010, ed è sicuramente un inedito nella storia dei contenziosi giudiziari. San Bartolomeo, San Martino vescovo, San Giorgio Martire, San Filippo e Giacomo in Porotto, San Marco Evangelista in Francolino, Istituto suore immacolatine, San Pietro Apostolo, Sacra famiglia, Divino Amore, San Giovanni evangelista: sono queste le parrocchie e gli istituti religiosi ai quali fanno capo altrettante scuola cattoliche, in massima parte asili, che si sono visti recapitare cartelle Ici molto pesanti. «Nel complesso, tenendo conto anche di errori formali già sanati, la cifra supera richiesta supera 100mila euro» è il conteggio di don Graziano Donà, economo della Diocesi. Il contenzioso parte da una sentenza del 2015 della Cassazione in cui si stabilisce che l’imposta sugli immobili, l’Ici-Imu, va richiesta anche alle scuole paritarie ospitate in edifici di proprietà della chiesa o di enti religiosi, perché il pagamento di una retta per accerere al servizio scolastico configura un’attività commerciale. Don Donà parla di sentenza applicata in maniera «rigida e frettolosa», ma il Comune è partito con una raffica di avvisi di accertamento che riguardano per ora il solo 2010, cioè l’ultimo anno recuperabile: l’intento è ovviamente di tastare il polso dei nuovi contribuenti, per poi estendere la riscossione anche agli anni successivi e mettersi in pari progressivamente. La reazione delle scuole cattoliche è stata quella prevedibile, quindi la parola passa ora alla Commissione tributaria.
Si tratta degli stessi commissari che dovranno valutare anche l’opposizione della Comunità ebraica ad un avviso di accertamento Ici relativo ad un immobile della zona medievale, che non avrebbe pagato tutto quanto dovuto. Anche in questo caso l’amministrazione comunale è partita dal solo anno 2010, per poi eventualmente estendere il recupero della riscossione al successivo quinquennio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google