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Il leghista Cavicchi: «Non ho obbedito»

di Marcello Pradarelli
Il leghista Cavicchi: «Non ho obbedito»

S’è astenuto. Morghen (M5S) delusa ma non troppo. Vitellio: meglio se il Pd vota

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Il commento che non t’aspetti sul referendum è quello di Giovanni Cavicchi, il capostipite ferrarese della Lega Nord: «Cosa vuole che le dica, non sono andato a votare, stavolta ho contraddetto il mio capo e ho ragionato col mio cervello (la Lega era per il Sì). L’affluenza è stata bassa perché tanti come me hanno ritenuto che era un referendum buttato lì dai soliti scalmanati su un problema un po’ campato per aria. I referendum vanno fatti su questioni concrete, che interessano la popolazione, cosa vuole che gliene freghi a chi sta in Umbria se in Adriatico c’è una trivella».

Ilaria Morghen, capogruppo M5S, confidava in un’affluenza più alta, ma non si butta giù: «Non sono così demoralizzata, il bicchiere lo vedo mezzo pieno. Credo che tutto sommato sia un buon pronostico per le consultazioni che verranno. È un tipo di referendum che richiedeva una certa coscienza ambientale, che da noi non è ancora sviluppata come nel nord Europa. Serviva maggiore informazione e maggiore voglia di conoscere e approfondire, invece è emersa una certa pigrizia di fondo».

L’ambientalista Leonardo Fiorentini eletto come indipendente in Comune nella lista di Sel, fa un passo indietro di quasi due anni: «Siamo sui bassi livelli di affluenza delle scorse regionali del novembre 2014. Chiunque, che abbia perso o vinto, deve fare i conti sulla reale disaffezione dell’elettorato. Date le premesse e la scelta dal governo di indire il referendum alla prima data utile, non credo si potesse fare molto di più, c’è stato poco tempo, basta vedere la desolazione dei tabelloni elettorali, ed era anche difficile mobilitare i cittadini sul quesito referendario. È stata una corsa a handicap. La speranza era di avere una partecipazione più alta, ma razionalmente non credevo si potesse superare il 35%. Rammento che al referendum sulla procreazione assistita, per il quale ci fu un ampio dibattito, si arrivò al 30%».

Il 31% nazionale e il 35% ferrarese non hanno colto di sorpresa Vittorio Anselmi; il capogruppo di Forza Italia è andato a votare («col mio passato di radicale votare ai refedendum è un dovere») e ha votato sì. «Era nelle cose che il quorum non sarebbe stato raggiunto, temevo che si sarebbe rimasti sotto il 30%. Il quesito era molto povero di significato, era già difficile far passare una questione tutto sommato di nicchia, se poi ci aggiungiamo la disaffezione per la politica i conti sono presto fatti. Non mi aspetto nemmeno che questo esito del voto abbia conseguenze particolari. Non è merito di Renzi se la gente non si è recata alle urne, temo che sia un demerito della politica in generale. Con il clima che c’è oggi credo che nemmeno il referendum tra repubblica e monarchia otterrebbe il quorum».

Il segretario provinciale del Pd Luigi Vitellio, papà da pochissimi giorni, tra un pannolino e una coccola alla figlia Sofia, ha trovato il tempo per votare e votare no. «Il Pd ferrarese non ha dato l’indicazione di astenersi e vorrei sottolineare questo aspetto. Il quesito referendario era di relativo interesse ed è stato anche strumentalizzato per altri fini. Credo che al Pd non convenga in generale avere una posizione astensionistica, perché se manca il contributo del Pd il livello del dibattito politico ne risente, tende a prevalere la demagogia e si facilita la creazione di ammucchiate che vanno da Salvini ai grillini».

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