«Louise, tutti hanno capito tranne uno»
Masi San Giacomo, sulla vicenda dell’azienda di confezioni la Filctem-Cgil ribatte alla Femca-Cisl
MASI SAN GIACOMO. Sulla vicenda della confezioni Louise con oltre una trentina di persone -tutte donne - che non hanno percepito diverse mensilità di stipendio e perderanno definitivamente il posto di lavoro, anche relativamente a quanto deciderà oggi il Tribunale di Ferrara visto che è in programma l’udienza fallimentare interviene la Filctem-Cgil con Marco Corazzari della segreteria.
«Come Filctem -Cgil abbiamo deciso di fare di tutto per dare risalto a questa vicenda che riguarda il personale dell'azienda, ma anche una intera comunità. Lo abbiamo fatto cercando di coinvolgere tutti i possibili interlocutori ad iniziate dal sindaco di Masi Torello Riccardo Bizzarri che ha dimostrato grande sensibilità prodigandosi in tutti modi possibili per trovare soluzioni . Siamo stati alla direzione territoriale el lavoro per certificare le disponibilità ed abbiamo chiesto ed ottenuto un incontro con il direttore provinciale della sede Inps, Massimo Formichella. In tutto ciò solo una nota stonata, la Femca Cisl che nei giorni scorsi interviene su una vicenda che ha deciso, per motivi suoi, di lasciare gestire ad altri. Siamo rimasti increduli quando abbiamo letto le stravaganti considerazione fatte sull'operato nostro e di altri importanti interlocutori. Forse non era il caso di rinfocolare polemiche , ma la necessità di spiegare ai non addetti ai lavori ci obbliga ad intervenire». La Filctem-Cgil spiega la situazione.
«Nel 2015 c'era ancora la possibilità, (ora non più) di accedere alla Cigs (cassa integrazione straordinaria) concessa non dall’Inps ma dal ministero del Lavoro, noi abbiamo percorso questa strada, che ha permesso di avere copertura contributiva e retribuzione per un anno, chi ha rassegnato le dimissioni prima, ha perso reddito e contribuzione. Come Filctem Cgil, in quella fase, abbiamo garantito il massimo di tutela alle lavoratrici. Alla fine della Cigs (12 aprile) le lavoratrici si sono presentate al lavoro perché rispettose delle regole e dei loro doveri, non avendo nessuna intenzione di rassegnare le dimissioni in quanto è l'azienda che deve chiudere il rapporto di lavoro se non intende proseguirlo. La questione non ha a che fare solo con problemi di principio ma anche con questioni di sostanza. Restiamo sgomenti relativamente ai consigli, non richiesti, di Femca Cisl. Il caso per certi aspetti è unico, e che non per nulla sia Dtl che Inps hanno considerato molto particolare. Se l'azienda non intende proseguire l'attività deve interrompere i rapporti di lavoro e non può pensare che altri gli risolvano il problema, ma avrebbe dovuto avere maggiore rispetto nei confronti di che è rimasto anche fino a 9 mesi senza retribuzione per consentire in tutti i modi di ripristinare condizioni minime per una sempre più irraggiungibile ripresa. In questa vicenda le dipendenti sono ostaggio di una situazione kafkiana: non ti licenzio perché voglio che tu ti dimetta. Tutti hanno capito questa la situazione, anche se un po' complessa. Gli interlocutori che abbiamo contattato hanno ascoltato le nostre ragioni, ci hanno consigliato e, come ha fatto il sindaco di Masi Torello, si è prodigato in tutti i modi possibili nei confronti dell'associazione datoriale. Lo ringraziamo per l'importante lavoro svolto, per la vicinanza dimostrata e per la solidarietà (espressa da lui e dalla giunta. Tutti hanno capito questa situazione tranne un soggetto. Per questi motivi si resta perplessi e un po' allibiti a leggere la nota di Femca Cisl».
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