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lutto per il terrorismo e protesta

Studenti africani silenziosi: stop ghetti

Quest’anno la Settimana dello studente africano non si svolgerà per la prima volta in dieci anni «per via delle vittime del terrorismo nel mondo in generale e in Africa in particolare, situazione che...

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Quest’anno la Settimana dello studente africano non si svolgerà per la prima volta in dieci anni «per via delle vittime del terrorismo nel mondo in generale e in Africa in particolare, situazione che ci vede coinvolti in prima persona, per via delle nostre famiglie, delle nostre conoscenze e delle nostre radici». Lo annuncia l’Associazione degli studenti africani di Ferrara, che colgono l’occasione di questa settimana di silenzio «non d’indifferenza, come spesso accade, ma di riflessione» per passare dalle analisi sui foreing fighters ai problemi di casa nostra delle comunità straniere, lanciando precisi messaggi all’amministrazione comunale. «Noi crediamo che il problema di base sia la coesione sociale e col tempo le nostre battaglie (mai assecondate, ahimè) ci danno ragione - scrivono gli studenti africani - Nella maggiora parte dei casi si crea una ghettizzazione che diventa una “bomba ad orologeria”», mentre la consulta degli immigrati «molto spesso ha rappresentanti che non padroneggiano la lingua italiana»; le comunità dovrebbero inoltre «essere rappresentate nelle varie strutture della società in modo tale da permettere ai ragazzi stranieri sul territorio di mettere in pratica i valori loro insegnati nelle scuole». Ci sono poi «morti di serie A e di serie B: già l’anno scorso denunciavamo la quasi indifferenza dei media riguardo ai morti e alla situazione drammatica in Africa, in Siria ecc.», mentre per le vittime europee ci sono edizioni speciali e manifestazioni. Tutto questo porta «gli stranieri a sentirsi discriminati».

Fin qui il documento dell’associazione. La presidente Michelle Ngonmo aggiunge qualche suggerimento preciso su come favorire la coesione a livello locale: «Lo abbiamo detto anche al Comune, c’è la tendenza ad alloggiare gli studenti africani assieme ad altri africani, e gli italiani da un’altra parte. È più semplice far così, e spesso ci sono richieste in questo senso, ma in questa maniera si favorisce la ghettizzazione in certe zone, come il grattacielo. E ci sono studentati in cui il 90% degli occupanti è straniero. Bisogna cambiare».

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