Ferrara chiama la Cina: export per 90 milioni
Cresciute di un terzo le vendite dei nostri prodotti nell’arco del 2015 Diciannove imprese estensi portate da Unicredit a fare fatturato in Oriente
Nel corso del 2015 sono cresciute di quasi un terzo rispetto all'anno precedente le esportazioni in Cina dalla provincia di Ferrara, sfiorando un giro d'affari da 90 milioni di euro. Il mercato asiatico è in espansione e fa una gran gola, anche se per molte nostre imprese, anche le più strutturate, resta ancora un miraggio. Secondo il direttore della Camera di Commercio Mauro Giannattasio, sarebbero circa 500 le aziende ferraresi con le potenzialità adatte per farcela. A questa platea si rivolge Unicredit, che ieri mattina in Largo Castello ha organizzato il forum "Focus on China", fornendo consigli utili per lo sbarco nel celeste impero. «La Cina - ha spiegato Luca Lorenzi, deputy region centro nord dell'istituto di credito - oggi non è più solo un competitor aggressivo con cui confrontarsi sullo scenario mondiale, ma rappresenta un'opportunità, un mercato ad alto potenziale di sviluppo che conta oltre un miliardo di consumatori». Per via di una fragilità imprenditoriale ormai nota, Ferrara sconta un ritardo, anche nel confronto regionale: Unicredit ha accompagnato 19 imprese estensi a fare fatturato nel paese orientale, mentre quelle bolognesi e modenesi sono ben più di un centinaio. «Per le piccole e medie aziende - ha detto Alberto Minarelli, presidente Cna - la Cina è lontana, è già molto se andiamo in altre regioni. Sono ancora tanti i timori e i nostri limiti. Il tema è trasversale, servirebbero missioni congiunte. Il settore della meccanica è quello piazzato meglio (+89% nel 2015, per un totale di 55 milioni di euro, ndr), tra vendite dirette di macchinari e delocalizzazioni». E le grandi imprese? «Il mercato cinese è complesso - ha evidenziato il presidente di Unindustria Riccardo Maiarelli -, ha sistemi giuridici molto differenti. Servono aiuti nel campo della contrattualistica e nella finanza. Noi con la fusione con Bologna e Modena avremo più strumenti di accompagnamenti. La mia azienda fa un po' il giro inverso: buona parte delle tecnologie che impiega arrivano dalla Cina, ho firmato un contratto con un'impresa di Shenzhen dove lavorano 44mila ingegneri che fanno solo programmazioni». In quel paese immenso Italia è sinonimo di prodotto di eccellenza e Giulio Felloni pensa a turismo, commercio e servizi di casa nostra: «Marchi come Ferrari - ha osservato il presidente Ascom - danno emozioni forti, provocano la voglia di un viaggio dalle nostre parti. Sono opportunità da trasferire qui, magari approfittando della vicinanza con Venezia, perché là di Ferrara non sanno nulla».
Mentre Confagricoltura guarda al business possibile grazie a mele e pere ferraresi, «sono il prossimo passo - ha sostenuto Pier Carlo Scaramagli - di un'apertura cinese, dopo un recente accordo che ha riguardato gli agrumi. Fin qui l'Italia era presente solo con i kiwi. Senza dimenticare che va comunque fatta una lotta forte alla contraffazione dei prodotti italiani di qualità».
Fabio Terminali
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