Morì dopo due interventi, medici a processo
Rinviati a giudizio i chirurghi che operarono Gaetano Lamburghini, ucciso da un’infezione
Era entrato all’ospedale di Cona per sottoporsi a un intervento all’intestino di routine, in laparoscopia, per la rimozione di un polipo. Ma Gaetano Lamburghini, 66 anni portati benissimo e in buona forma fisica, quattro giorni e due operazioni più tardi, morì stroncato da una gravissima infezione. Era il 21 giugno del 2014 e da allora i suoi familiari - la moglie Carla Canestrini e i figli Michele, Francesco e Beatrice - non hanno mai smesso di chiedere giustizia e verità sulla morte del loro caro. E ieri un passo verso la chiarezza sui motivi di quella tragedia inaspettata è stato compiuto, con la decisione del giudice di accogliere la richiesta della pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante, e rinviare a giudizio i due chirurghi che operarono il paziente: il dottor Gabriele Anania (intervento del 18 giugno) e il dottor Giuseppe Resta (intervento del 20 giugno), unici imputati rimasti dopo l’archiviazione degli altri 23, tra medici e infermieri, coinvolti nelle indagini. Il processo per omicidio colposo a carico dei due chirurghi, difesi dagli avvocati Michele Ciaccia e Marco Linguerri, si aprirà il 12 luglio.
Assistiti dall’avvocato Dario Bolognesi, i familiari della vittima si costituiranno parte civile, e parteciperanno così al dibattimento che dovrà far luce sulle eventuali imperizie e negligenze che hanno provocato il decesso dell’immobiliarista. La degenza di Lamburghini doveva durare solo alcuni giorni, per essere sottoposto a un intervento di prevenzione non particolarmente complesso. Ma dopo due giorni erano sorte gravi complicanze e il 20 giugno Lamburghini era stato operato d’urgenza per l’insorgenza di una peritonite stercoracea. Dopo il secondo intervento il paziente, in coma, era stato ricoverato in Rianimazione, dove il giorno dopo aveva cessato di vivere. «Io e i miei figli - è la riflessione della signora Carla Canestrini - siamo molto soddisfatti in primo luogo per mio marito, poi per noi familiari che ne sentiamo sempre più la mancanza, e anche per tutte le persone che sono vittime di episodi di malasanità che per svariati motivi non riescono ad affrontare il peso materiale e psicologico di una causa. Confermiamo la nostra fiducia nella Giustizia e questo risultato odierno ci conforta. Ringraziamo lo studio dell'avvocato Dario Bolognesi che personalmente sta seguendo il procedimento».
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