«C’è stata una guerra ora bisogna ricostruire»
Il presidente di Unindustria: «Premi salariali legati a produttività e redditività Per non perdere altri posti di lavoro e crescere servono accordi aziendali»
All’indomani dello sciopero unitario dei sindacati metalmeccanici per il rinnovo del contratto e del presidio in via Montebello, interviene il presidente di Unindustria Ferrrara, Riccardo Maiarelli.
Queste 4 ore di sciopero sul come le legge, come un atto di rottura?
Il conflitto non aiuta ma ne prendiamo atto e cercheremo di mantenere aperto un canale di confronto per spiegare bene che ciò che stiamo proponendo ha un grandissimo valore per le nostre persone e per le nostre imprese. I nostri obiettivi sono chiari: non perdere altra occupazione e riprendere un percorso di crescita.
Sterilizzando il ruolo del contratto nazionale.
Tutt'altro, al contratto nazionale viene assegnata solo una diversa funzione, quella di assicurare condizioni economiche e sociali inderogabili per tutti i dipendenti. Il resto deve essere definito a livello aziendale dove è possibile tenere conto delle specifiche esigenze delle imprese e dei lavoratori. Il contratto nazionale deve avere un ruolo di garanzia e di tutela, mentre il contratto aziendale dovrebbe distribuire la ricchezza solo quando si è prodotta.
E questa sarebbe la differenza tra rinnovo del contratto e “rinnovamento” come lo chiama Federmeccanica
Serve un rinnovamento culturale per gestire il cambiamento e non subirlo. Stiamo vivendo una fase di transizione e niente sarà più come prima. La crisi ha prodotto gli effetti di una guerra, ora è necessario avviare una vera ricostruzione. Dal 2007 abbiamo perso il 30% della produzione industriale, il 25% della capacità produttiva e quasi 300 mila posti di lavoro, mentre i prezzi dei prodotti industriali sono rimasti sostanzialmente fermi. Aggiungo che dal 2007 le retribuzioni sono aumentate di circa il 24% mentre nello stesso periodo la ricchezza è diminuita di circa il 18%. Significa che abbiamo distribuito ricchezza pur non avendola prodotta, compromettendo la possibilità delle imprese di fare nuovi investimenti. Non possiamo aumentare i salari quando i bilanci aziendali non lo consentono. Mentre parliamo di contratto non dobbiamo scordarci che in molte aziende c'è ancora cassa integrazione e si lotta per sopravvivere.
Lavoratori e sindacati devono quindi rassegnarsi alla sola contrattazione aziendale?
Nella nostra proposta abbiamo previsto un importo pari a almeno 260 euro annui da destinare a premi variabili legati ai risultati aziendali oppure da indirizzare a Welfare o Formazione. Il nostro obiettivo è quello di aumentare la retribuzione dei lavoratori e anche farla valere di più. Ma ciò deve avvenire compatibilmente con le disponibilità delle singole aziende attraverso recuperi di produttività, redditività ed efficienza dei processi produttivi. I premi di risultato non solo sono sostenibili per le imprese ma sono anche vantaggiosi per i lavoratori in quanto tassati solo al 10% rispetto ad una tassazione ordinaria degli incrementi contrattuali mediamente pari al 38%.
Chiedete anche di aumentare l'orario di lavoro cancellando i riposi, i cosiddetti Par?
Non vogliamo cancellare niente sosteniamo che almeno una parte dei Par (i 4 giorni derivanti da festività soppresse sui 13 totali) maturi in base all'effettiva presenza al lavoro. Trattandosi di riposi dovrebbero maturare dopo che si è lavorato, in caso contrario viene meno il presupposto del diritto al riposo.
Marcello Pradarelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
