La Nuova Ferrara

Ferrara

Piroga “nascosta” nella Sala degli Aceti

di Annarita Bova
Piroga “nascosta” nella Sala degli Aceti

Comacchio. L’imbarcazione risale al IV secolo dC. L’assessore alla cultura Carli: a breve sarà portata fuori e restaurata

2 MINUTI DI LETTURA





COMACCHIO. Una piroga risalente al IV o V secolo d.C. è stata ritrovata a Comacchio e lasciata per diversi anni all’interno della Sala degli Aceti nella Manifattura dei Marinati. «Finalmente possiamo restituirla alla comunità - ha detto soddisfatta l’assessore alla Cultura Alice Carli - L’imbarcazione è stata scavata all’interno di un grosso tronco di circa nove metri di lunghezza. Qualcuno l’ha trovata e portata in Manifattura dove, per fortuna, si è conservata perfettamente». Nei prossimi giorni la piroga sarà portata fuori e quindi si procederà con il restauro. «Le condizioni del reperto sono ottime - va avanti l’assessore - gli esperti provvederanno a pulirla e a sistemarla in alcune parti prima di portarla all’interno del Museo Delta Antico che si arricchisce dunque di nuovi elementi». In realtà la barca sarebbe già dovuta “uscire” in queste settimane ma «è necessario un clima secco, andremo quindi ai primi di maggio per non rischiare».

Dopo la Fortuna Maris un altro “colpaccio” per Comacchio? Non proprio. In realtà quasi tutti gli addetti ai lavori sanno della presenza della piroga all’interno dell’antica Sala degli Aceti. Difficile dire perché non si sia mai provveduto a tirarla fuori e sistemarla. Nel luglio del 2007, l’allora consigliere di An Iginio Ferroni entrò in Manifattura e fotografò l’imbarcazione, denunciando apertamente la “dimenticanza”. Alle migliaia di visitatori sarà sembrato in semplice scafo mangiato dai segni del tempo, come se ne trovano tanti a Comacchio e dintorni. In realtà, protetto da travi di legno relativamente nuove, è protetto il monossilo risalente al IV o V secolo dopo Cristo. «Non possiamo ancora avere la certezza dell’epoca - aggiunge l’assessore Carli - saranno gli esperti a dare risposte nel momento in cui analizzeranno lo scafo». Nel 2007 Ferroni dunque gridò allo scandalo, chiedendo di proteggere il prezioso reperto almeno con una teca di vetro. Nulla si mosse ed è solo per caso (e per fortuna) che le condizioni climatiche ed ambientali della Sala degli Aceti siano state ottimali per la conservazione.

Uno step ulteriore verso l’atteso recupero della Sala Aceti, luogo depositario delle antiche tradizioni lagunari legate alla pesca in valle e alla lavorazione delle anguille, è giunto con la pubblicazione del bando di gara per la sua ristrutturazione. Sul sito dell’Ente di gestione per i parchi e le biodiversità – Delta del Po sono consultabili, insieme al bando, il progetto preliminare, lo schema di contratto e tutti i chiarimenti alle domande pervenute. Il restauro sarà possibile a fronte di un finanziamento regionale complessivo pari ad 800mila euro e un co-finanziamento comunale di 400mila euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google