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Pronto soccorso, il privato ci prova

di Gioele Caccia
Pronto soccorso, il privato ci prova

Sanità: a Bologna apre un presidio ortopedico d’urgenza, tra i primi in Italia di questo tipo. Si muovono anche i ferraresi

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FERRARA. In alcune città italiane quel nome non si può neanche pronunciare. «Mi raccomando scriva punto di primo soccorso - rispondono in un centro privato non emiliano - perché la nostra Regione ammette l’esistenza del pronto soccorso solo nel pubblico». Nella vicina Bologna, stessa Area Vasta di Ferrara, con la denominazione di Pronto intervento ortopedico, traumatologico e fisiatrico, è stato presentato pochi giorni fa un centro per i codici bianchi e verdi. Distorsioni, piccole fratture, traumi articolari che in un pronto soccorso pubblico potrebbero essere messi in attesa per ore tra i codici di gravità più lievi (appunto bianchi e verdi) saranno medicati, a partire da martedì prossimo, spendendo la somma di 100 euro per l’accesso e la visita specialistica. Un importo a cui potrebbero aggiungersi i costi (pieni o agevolati) degli esami diagnostici supplementari.

Ad attivare il servizio sarà il centro privato accreditato “Terme San Petronio-Antalgik”, nel pieno centro di Bologna. Il modello, quasi una rarità in Italia, ha pochi precedenti, tutti basati sulla volontà dichiarata di ridurre l’affollamento delle strutture pubbliche facendo crescere al contempo - un intento manifestato però in modo meno esplicito - la fetta di spesa sanitaria intercettata dal settore privato. Come sta funzionando questo canale laddove ha superato la fase di rodaggio?

A Milano, nel 2009, ha aperto i battenti lo studio medico Codice Verde: “Il tuo pronto soccorso privato”, recita lo slogan che apre la home page del sito internet. «Siamo stati i primi in Italia - rivendica Angela Masserini, amministratore unico della società - Qui curiamo slogature, tagli, fratture, patologie di tipo internistico ma svolgiamo anche interventi più complessi». Il costo della prima visita è di 100-150 euro, al quale si potrebbe aggiungere la spesa di altri esami diagnostici e visite specialistiche, tutti a pagamento. L’utenza è composta, tra gli altri, da studenti fuori sede e da cittadini stranieri. Per il rimborso «ci si affida ad assicurazioni private, convenzioni o detrazioni fiscali (in questo caso circa un quinto della fattura, ndr)», spiega Masserini. Difficile pensare però che l’afflusso possa contribuire a ridurre in maniera significativa l’intasamento dei ps pubblici. L’utenza, precisa la dottoressa Masserini, è di circa 300-400 pazienti all’anno. Ad Arezzo, emanazione del Centro Chirurgico Toscano, opera dal 2015 una struttura privata «destinata a codici bianchi o verdi - risponde il responsabile del punto di primo soccorso, Alberto Cuccuini - L’accesso costa 100 euro e comprende anche alcuni esami diagnostici». L’afflusso? «Sotto le 10 unità al giorno». L’idea di allungare la copertura del privato fino ai codici sanitari d’emergenza-urgenza è piaciuta anche a Bari, dove viene annunciata l’apertura, nei primi giorni di maggio, di un presidio di pronto soccorso.

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A Ferrara, intanto, sta per presentarsi alla città il centro privato per la cura dei disturbi dell’alimentazione gestito dalla clinica convenzionata Salus. «Il paziente sarà seguito da un’equipe di specialisti - dichiara il medico Alfredo Potena - I costi? Li stiamo definendo». La Casa di cura privata di Santa Maria Maddalena, subito di là dal Po, offre un servizio convenzionato che rappresenta un vero incubo per la mobilità sanitaria locale. Il sindacato frena. «Questo fiorire di attività in un ambito, quello del pronto soccorso, che è stato sempre appannaggio del servizio pubblico - commenta Marco Blanzieri (ex Fp-Cgil sanità Ferrara, ora segretario regionale) - evidenzia che il sistema sanitario nazionale non è in grado di garantire risposte adeguate alle esigenze dell’utenza. Il privato si muove legittimamente, ma credo sia importante tenere monitorati i risultati di questi servizi, compreso quello che sta per essere aperto a Bologna».

 

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