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sostanza diventata ‘probabile cancerogeno’

È partita la caccia al glifosato

È partita la caccia al glifosato

Arpae Ferrara in prima linea per trovare residui dell’erbicida

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Caccia al glifosato, il principio attivo dei più importanti erbici mondiali che l’Istituto di ricerca sul cancro ha da poco inserito nella lista dei “probabili cancerogeni” mentre l’Efsa, l’autorità europea per il cibo, ha assolto, e che non è mai stato cercato sistematicamente nell’acqua e negli alimenti. L’Arpae di Ferrara sta infatti mettendo a punto un metodo di laboratorio per rintracciare questa molecola che si “nasconde” bene e richiede ricerche tanto lunghe quanto costose. «Il macchinario per effettuare questa ricerca è già a nostra disposizione - spiega il direttore Pier Luigi Trentini - Ora dobbiamo individuare la metologia più adatta e svolgere le prime prove su di un numero di campioni limitato, in particolare acqua di falda più che alimenti, su ambiti molto diversificati come terreni agricoli, ferrovie, aree pubbliche». Il glifosato è in effetti usato non solo in agricoltura, ma anche nelle massicciate ferroviarie e lungo i fossati a fianco delle strade.

Solo le Arpae di Lombardia e Veneto, a livello nazionale, hanno messo a punto sistemi di ricerca dei residui di questa sostanza, «è una molecola molto piccola che ha la caratteristica di frammentarsi dopo la sua dispersione - sottolinea Marco Morelli, responsabile del progetto glifosato - Bisogna quindi essere in grado di selezionare i frammenti caratteristici attraverso i campionamenti che effettueremo sulla nostra rete di monitoraggio». Lo standard di qualità è individuabile in 0,10 microgrammi al litro. Nei giorni scorsi ha fatto rumore l’analisi condotta dal mensile Il Test-Salvagente che ha rilevato due casi sopra la legge su 26 campioni d’acqua provenienti da diverse città italiane, mentre diversi residui (inferiori, però, ai limiti di legge) sono stati rintracciati in cornflakes, fette biscottate, farine e paste. «Il problema è - ha denunciato in quell’occasione il mensile - che nessuna regione italiana analizza la presenza di glifosato e del suo metabolita Ampa (ha effetti tossici, ndr) nelle acque potabili». In Emilia, grazie appunto ad Arpae Ferrara, ciò sarà possibile a partire probabilmente dall’autunno.

I dati dei laboratori ferraresi sono attesi anche in Regione, dove un paio di settimane fa un gruppo di consiglieri regionali del Pd ha chiesto, con una risoluzione, di ridurre l’utilizzo nei campi del glifosato. Nella risoluzione, firmata anche da Paolo Calvano, si evidenzia come nei campionamenti del Po effettuati a Pontelagoscuro tra novembre 2014 e maggio 2015 non si sia trovato glifosato ma piccole quantità di Ampa, mentre a Boretto (Reggio Emilia) le due sostanze sono state trovate in un unico campione. La risoluzione invita a «sostenere e potenziare» le metologie di ricerca avviata nel laboratorio di Ferrara, e «potenziare le azioni di sostegno alla riduzione del ricorso a erbicidi sul territorio regionale, anche nell’ambito del progetto “glifosato zero” promosso dal governo». E presto l’Ue dovrà decidere sul rinnovo dell’autorizzazione. (s.c.)

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