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Orticole, reddito in calo «Prezzi troppo volubili»

Orticole, reddito in calo «Prezzi troppo volubili»

Radicchio e carota hanno subito forti ribassi. Va meglio per fagiolini e patate Paganini (Cia Mesola): bisogna aggregarsi per non subire gli effetti del mercato

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A marzo, secondo il rapporto Ismea i prezzi delle produzioni orticole sono diminuiti del 22%. Calo importante e generalizzato iniziato a causa di una certa instabilità di mercato, dall'andamento dei consumi di prodotti freschi e soprattutto da una grande e insolita disponibilità e varietà di prodotti orticoli derivata dal clima mite di autunno e inverno.

«Le nostre produzioni orticole - spiega Gianni Paganini, orticoltore e presidente di Cia Mesola - sono arrivate a ciclo continuo sul mercato a fronte di una richiesta che, al contrario, tendeva al ribasso. A soffrire di questa insolita "abbondanza" è stato il radicchio con prezzi passati da 0,30-35 euro al chilogrammo di ottobre a 0,15 euro di fine 2015. Stessa sorte per la carota che è stata quotata in autunno a 0,25 euro al chilo per arrivare a 0,17-18 a marzo».

E' andata meglio al fagiolino da industria - dice sempre Paganini - che ha fatto ottenere ai produttori una Plv per ettaro medimente discreta (circa 3.250 euro). In decisa controtendenza la patata da consumo fresco quotata a 0,30 €/kg - negli anni scorsi la media era di 0,15-0,20.

Ma gli andamenti positivi di alcuni prezzi non bilanciano quelli negativi.

«Questa perdita generalizzata di valore dei prodotti orticoli - dice Paganini - ha portato a una forte contrazione reddituale per gli agricoltori storicamente vocati e specializzati in orticole. Visto che i cereali sono ormai poco o nulla remunerativi si cercano, ovviamente, forme di reddito diverse investendo in prodotti, come le orticole, che hanno ottenuto buone quotazioni negli anni scorsi. Questo però, come sappiamo, non garantisce di ottenere nuovamente prezzi remunerativi perché ormai i mercati sono volubili ed instabili. Servono, e lo diciamo da anni, scelte aggregative più concrete, non condizionate da interessi di parte o conflitti di interesse nelle associazioni di prodotto, per affrontare coesi il mercato e non subirlo»..

Un discorso a parte va fatto per il pomodoro da industria per il quale sta per essere fissato, dopo mesi di ritardo, un prezzo che dovrebbe attestarsi tra 82 e 85 euro al quintale.

«Il prezzo proposto - spiega il produttore Nino Rocchi - non soddisfa i produttori che vedono lievitare ogni giorno i costi di produzione. Aumentano gli oneri irrigui, viene considerata straordinaria un tipo di irrigazione che, invece, è ordinaria se si vuole avere una produzione soddisfacente ed anche i costi assicurativi. Il risultato è una resa prevista di 500-600 euro per ettaro, che è poco per un prodotto italiano di qualità, prodotto in maniera sostenibile».

Andrea Tebaldi

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