«Un comandamento nuovo per chi crede»
DIEGO CATTANEO. Il Vangelo di oggi, pur breve, ma molto bello e denso, è concentrato su due temi: la gloria del Padre e del Figlio; il comandamento nuovo. Gesù e gli apostoli sono nel Cenacolo; Giuda...
DIEGO CATTANEO. Il Vangelo di oggi, pur breve, ma molto bello e denso, è concentrato su due temi: la gloria del Padre e del Figlio; il comandamento nuovo.
Gesù e gli apostoli sono nel Cenacolo; Giuda è appena uscito per organizzare il tradimento. La sorte di Gesù è segnata ed egli lo sa e la affronta con serena se pur dolorosa consapevolezza. «Gesù disse: ora il Figlio dell’Uomo è stato glorificato e Dio è stato glorificato in Lui...»
Il Vangelo chiama “gloria” la manifestazione della realtà di Dio, che è realtà di amore assoluto, che si dona anche per chi lo rifiuta e non si ritira neanche davanti alla Croce. Noi per “gloria – glorificazione - ” pensiamo a manifestazioni di potenza, di grandezza, a folle esultanti. Gesù pensa ad un amore che giunge fino al dono totale.
L’intera sua vita è stata una continua “glorificazione”, non avendo Egli fatto altro che lasciar trasparire in ogni parola e in ogni gesto l’amore del Padre. Ma la pienezza della “glorificazione”, il gesto supremo, di cui non se ne può pensare un altro più grande, è la Croce.
Noi cristiani, che vediamo nella Croce di Cristo la manifestazione massima dell’Amore, scorgiamo anche nelle nostre croci la partecipazione alla sua gloria. La liturgia ci fa chiedere al Signore, che “quando moriamo ci presentiamo a Lui portando l’immagine della sua gloria, per godere la pienezza della sua felicità”.
La Risurrezione sarà la manifestazione visibile della “gloria” presente già in pienezza nell’obbrobrio della Passione e della Croce. A questo punto Gesù dà ai suoi il comandamento dell’amore in nome e sul modello del suo stesso amore.
Egli parla di un comandamento “nuovo e suo” che distinguerà i credenti in Lui. È il comandamento del tempo della Chiesa, perché proclamato mentre la Nuova Alleanza viene sancita nel suo sangue.
È così la legge fondamentale e costitutiva del nuovo Popolo di Dio; noi la chiameremmo “la Costituzione della Chiesa”.
“Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli”.
Quel “come” non indica tanto l’intensità o il grado ma la qualità, la natura, la conformità profonda dell’amore dei credenti tra loro con l’amore di Cristo. In questa tensione a rispondere sempre con l’amore si trova la caratteristica propria del cristiano.
È un comandamento non un consiglio, ma è anche un dono perché non si giustifica con ragioni umane e non può essere attuato e praticato con le sole forze umane. Esso rivela nel credente la presenza e l’azione di Cristo. Un amore che può dirsi “nuovo” perché sempre in urto con la logica vecchia dell’egoismo che è in noi e richiede un continuo rinnovamento.
Gesù ce lo ha consegnato nell’Ultima Cena quando ci ha offerto il suo “Corpo dato… e Sangue sparso… per noi… per il perdono dei peccati”. In questo clima di donazione si esprime la dimensione profonda, nuova, insospettata dell’amore di Dio a cui il nostro deve attingere: un amore universale e gratuito, che varca i confini del proprio recinto, che si rivolge non solo a chi ci ama ma anche a chi ci odia e perseguita.
Come conclusione di questa riflessione vengono naturali le parole con cui Papa Francesco nella Bolla “Misericordiae Vultus” indice l’Anno della Misericordia.
«Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il Padre ricco di misericordia, nella pienezza del tempo, mandò suo Figlio nato dalla Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il suo amore. Gesù di Nazaret con la sua parola, con i suoi gesti e con la sua persona rivela la misericordia di Dio. Noi abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia che è fonte di gioia, di serenità, di pace. È, infine, condizione della nostra salvezza».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
