La Nuova Ferrara

Ferrara

come cambia la sanità

«Il privato arriva dove non c’è più il pubblico»

«Il privato arriva dove non c’è più il pubblico»

L’Anaao: meno posti letto e meno prestazioni, i più disagiati costretti a rinunciare alle cure

2 MINUTI DI LETTURA





«Da tempo denunciamo la morte del sistema sanitario nazionale e i dati Istat lo certificano. I cittadini che pagano chiedono sanità...e il privato provvede». Il commento critico di Pierluigi Api, consigliere nazionale del sindacato medico Anaao, è riferito alla notizia che in diverse città italiane hanno iniziato ad aprire i battenti, negli ultimi anni, ambulatori che forniscono prestazioni di primo soccorso privato. L’ultimo annuncio arriva da Bologna, dove questa settimana diventerà operativo un centro privato per l’assistenza ortopedica ai pazienti che hanno subìto traumi lievi, i cosiddetti codici verdi o bianchi destinati nei pronto soccorso del servizio pubblico ad attese anche di ore. È l’ennesima conferma - secondo il sindacato - che il sistema pubblico rischia di ridursi a vantaggio di chi offre prestazioni a pagamento a causa del definanziamento del settore, del blocco del turn over, del taglio dei posti letto, che sono solo alcuni dei fattori che hanno fatto crescere negli ultimi anni le liste d’attesa e l’affollamento dei pronto soccorso.

Il depauperamento è evidente, sottolinea l’Anaao, se si analizzano i dati sui carichi di lavoro dei medici nel sistema pubblico. «Un medico del Belpaese over 50 può arrivare a svolgere 5 turni notturni al mese nelle regioni meridionali - spiega Api - se vive al nord la media si ferma a 3. Gestisce circa 50 pazienti per ogni turno di notte, ma può arrivare a 200 e oltre, specie se lavora nel nord-ovest. La quasi totalità dei medici in turno notturno si è trovata con una certa frequenza a dovere fronteggiare contestualmente due urgenze cliniche».

L’indagine è stata condotta proprio dall’Anaao Assomed a livello nazionale. Il sindacato da anni ha avviato, anche a Ferrara, una vertenza sul tema giunta sui tavoli della Corte di Giustizia europea. Più in generale, sottolinea il sindacato, la riduzione della spesa ha comportato il taglio dell’offerta «di prestazioni diagnostiche, di interventi chirurgici e di ricoveri. Le liste d’attesa sono aumentate. I Pronto soccorso in mancanza di posti letto per il ricovero si sono trasformati in luoghi di stazionamento indegni ed insicuri. Chi ha disponibilità economiche si rivolge al privato, anche a causa dei ticket molto esosi del settore pubblico che rendono competitiva l’offerta privata di prestazioni sanitarie low cost. La spesa out of pocket è arrivata a 33 miliardi di € nel 2014, valori non riscontrabili negli altri Paesi europei con cui dovremmo confrontarci. E chi versa in condizioni economiche disagiate è costretto a rinunciare alle cure».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google