Will Smith medico tenace abbatte il muro del football americano
"Zona d'ombra - Una scomoda verità",
un film di Peter Landesman.
GIAN PIETRO ZERBINI. Umiltà, perseveranza, amore e rigore per il proprio lavoro e soprattutto un forte senso di giustizia sono le doti principali del protagonista di “Zona d’ombra”, film inchiesta tratto da una storia vera. Un medico forense nigeriano trapiantato negli Usa, scopre con tanto di fondamento scientifico la correlazione di una malattia degenerativa del cervello che colpisce soprattutto i giocatori di football americano, uno sport nel quale si prendono e danno tante testate: nel caso di professionisti molte migliaia nel corso di un carriera. Da qui parte una battaglia per scardinare l’omertà di un mondo come quello del football, legato a doppio filo da business e interesse miliardari, interessato in tutti i modi a screditare la scoperta scientifica dell’impavido neuropatologo. Siamo di fronte a quelle grandi storie dove la denuncia del piccolo si scontra con i poteri forti, di cui il cinema ci ha regalato spesso dei lavori egregi come “Erin Brockovich” e non solo per la presenza di Julia Roberts, ma anche il recentissimo “Suffragette”. Il regista Peter Landesman oltre ad essere molto bravo nel dipingere con immagini una trama che si svolge per lo più in interni, conferma la sua attitudine a documentare inchieste serrate su fatti di cronaca realmente accaduti, come ha sviluppato molto bene anche in “Parkland”, incentrato sulle ore convulse dopo l’assassinio del presidente JF Kennedy. Anche in questo caso, come segnala il sottotitolo del film nella versione italiana, troviamo una scomoda verità, che molti vogliono che non emerga. Will Smith, che si sta confermando uno dei migliori e camaleontici attori in circolazione, riesce a reggere bene il peso della parte del protagonista, in un lavoro dove il ruolo principale è nevralgico e non può attaccarsi a comprimari. Questione di testa e di testate.
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