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E il nazifascismo finì col suono delle cornamuse

E il nazifascismo finì col suono delle cornamuse

In piazza il racconto teatrale della liberazione con il gruppo comunitario di Ponte Gremito il sagrato della Cattedrale: il vento gelido non spaventa il pubblico

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«Mio padre è morto partigiano, a 18 anni...» Il sagrato del Duomo è un palcoscenico sferzato da un vento gelido, ma il pubblico chiude bene le cerniere dei piumini e resta vigile, i cellulari in modalità foto/video. Comincia il racconto della nostra storia, dei giorni belli e terribili della Liberazione che il Gruppo Teatro Comunitario di Pontelagoscuro rinnova ogni anno, con consueta passione. La vedi negli occhi delle donne che, sfilando sul Listone, con cucchiai di legno, piatti e pentolini chiamano i ferraresi allo “sciopero insurrezionale”, narrando a chi non c’era il coraggio delle staffette, o la disperata forza delle donne di Bondeno che assaltarono il Municipio per far sparire i registri anagrafici e impedire le deportazioni. C’è la dolcezza degli abbracci che accolgono i combattenti che tornano a casa, e lo strazio delle lettere di quelli che non tornarono più. C’è la gioia della città libera, l’arrivo a Ferrara - il 24 aprile - delle truppe alleate. I primi furono gli scozzesi, che con i loro kilt e le loro cornamuse sembrarono provenire da un altro pianeta. È l’associazione 8cento a riportare l’immagine di quella giornata di 71 anni fa, con una ipnotica danza delle spade dei fucilieri in kilt, alternata ai balli della nostra tradizione locale. Una sceneggiatura che prosegue di quadro in quadro: ecco musicisti di strada che cantano la Resistenza e le lotte operaie irridendo il “Fascistone” e il “Padrone Avaro”. I cori stringono alleanze e accendono la memoria, una forza che emerge con “E io ero Sandokan” ed esplode alla fine con “Bella Ciao”. Un canto di liberazione, e liberatorio, dopo aver ascoltato l’addio dignitoso alla vita di Lorenzo, Virna, Eusebio e tanti altri che, prigionieri, alla vigilia dell’esecuzione trovarono parole piene di coraggioso affetto per i loro cari e la posterità. (a.m.)

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