La Resistenza di settant’anni fa e quella che bussa alle frontiere
«Giornata di memoria condivisa, la pace accresce la cultura della fraternità» Il sindaco Tagliani: «Oggi l’Europa deve accogliere la vita di chi fugge dalla guerra»
È stato intenso e partecipato, pur nella sua veste istituzionale, il ricordo del 25 aprile che si è tenuto in piazza Trento Trieste. Sul palco adorno di gerani bianchi e rossi proprio sotto la lapide che ricorda il martirio di Malaguti, Succi e Parmeggiani, c'erano ieri diverse autorità tra cui il Prefetto Tortora, il questore Sbordone, la consigliera regionale Marcella Zappaterra, l’assessore regionale Patrizio Bianchi, la direttrice dell’Istituto di Storia Contemporanea Anna Quarzi e anche il giovane Natan Tagliavini rappresentante della Consulta Provinciale degli studenti. È lui il primo a intervenire nella giornata simbolo della lotta partigiana, «l'inizio del processo di riforma che portò nel 1946 al referendum a cui anche le donne votarono per la prima volta». Intervento ispirato da un forte sentimento di amore verso la patria quello di Giorgio Pancaldi in rappresentanza delle Associazioni combattentistiche: «Un momento che va sottolineato dalla parola Resistenza, che non fu un fatto individuale ma del popolo italiano e nella nostra città ci sono due esempi che lo confermano: il Palazzo arcivescovile dove si riuniva il Comitato di Liberazione e il convegno Anpi organizzato al Teatro Comunale gremito di partecipanti» . Pancaldi ha poi concluso il suo intervento ricordato la figura del comandante della marina militare Giorgio Zanardi, medaglia d'argento al valor militare, così come la città di Ferrara.
Anche Francesco Bertelli dell'Associazione Partigiani Cristiani ha ricordato gli uomini e alle donne che diedero la propria vita per la libertà e la democrazia. «L'Italia ripudia la guerra, dice la nostra Costituzione perché la pace accresce la cultura della fraternità. Il 25 aprile è dunque una festa di memoria condivisa il cui patrimonio di valori sta nelle nostre mani». Torna sulla parola Resistenza il sindaco e presidente della Provincia Tiziano Tagliani, resistenza di uomini e donne che a rischio della propria vita e di quella dei familiari hanno prestato ogni forma di aiuto, soccorso, assistenza e ospitalità in quella tragica notte della storia. «Resistenza - ha proseguito - di chi fu assassinato o dovette affrontare la prova del confino, della prigionia così come fu Resistenza quella dei militari che dopo l'8 settembre si rifiutarono di collaborare con il nazifascismo e furono rinchiusi nei campi di concentramento. A tutti va la nostra gratitudine. Oggi come allora c'è bisogno di quella stessa trama umana per affrontare le nuove sfide del tempo presente: la crisi migratoria spesso scatena ritorni a nazionalismi che sono senza futuro. Il fenomeno è impressionante: da una parte chi fugge dalla guerra e dall'altra il rafforzamento di forze populiste. Se allora si vuole vincere in popolarità il demone dello stragismo l'Europa dovrà dimostrare di voler riconoscere una vita umana a chi oggi l'implora alle sue frontiere; lo dobbiamo fare per non rinunciare alla festa della libertà».
Margherita Goberti
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