Mille conferme per il fascino della Vulandra
Tanti gli spettatori alla giornata conclusiva del Festival E tra gli aquiloni trionfa il “flauto vietnamita” insetticida
Il Festival di Vulandra ha chiuso in bellezza la sua 37ª edizione. Sole, vento, aria frizzante hanno consentito un finale degno per questo Festival, che senza essere competitivo, vede la presenza numerosa di aquilonisti di tutto il mondo. Ieri, i 200 ospiti, complice il bel tempo, hanno potuto liberare in volo i loro aquiloni, frutto di tecnica e di arte. Non nasconde il suo entusiasmo per questa rivincita sul maltempo di sabato Paolo Marcolini, presidente Arci, che spiega che «solo nella mattina di oggi abbiamo registrato un migliaio di visitatori, oltre ai 200 ospiti. Siamo molto contenti, è la giornata che aspettavamo. Il lavoro di otto mesi di organizzazione ha consentito di dare questi risultati». L'attenzione all'ambiente è una filosofia di vita per questo Festival, ma quest'anno la certificazione Iso121 ha suggellato che Vulandra lavora nel rispetto dell'ambiente e della sostenibilità. Anche gli sponsor vengono scelti in quest'ottica, come spiega Alessia Zampieri, volontaria del servizio civile, che quest'anno ha collaborato con Paolo Marcolini nella realizzazione del Festival e che ha scoperto in Vulandra tante persone collaborative. «Mi sono occupata degli aspetti organizzativi e logistici, ed è stata un'esperienza molto positiva. Tra gli sponsor, Decathlon e Toyota sono simbolo di rispetto ambientale, e anche gli altri sono scelti in quest'ottica di sostenibilità ambientale, sociale, economica. L'allestimento è basico, proprio per evitare l'impatto in questo bellissimo parco». Tante sono le peculiarità che caratterizzano questo Festival: oltre al rispetto ambientale, c'è la gioia dello stare insieme e della convivialità. Maurizio Cenci, presidente del gruppo aquilonistico Vulandra, ci tiene a sottolineare il clima spensierato e brioso di queste giornate. «Sono arrivate persone da ogni luogo. Abbiamo avuto la visita a sorpresa di una signora vietnamita, Le Thi Bich Huong, interprete al Tribunale di Bologna, che vive in Italia. Tanti turisti vengono al Festival dopo aver visitato la città. Il fatto di costruire aquiloni e di viverla come una passione comune fa nascere relazioni interpersonali che altrimenti non sarebbero possibili». Tra i tanti ospiti, quest'anno c'è stata la presenza di Gerard Clement, direttore artistico del più famoso Festival di aquiloni che si svolge in Francia, a Berck sur Mer, che ha precisato che «questa sarà la prima di una lunga serie di incontri a Ferrara». Le nazionalità sono ben rappresentate: inglesi, tedeschi, austriaci, turchi, francesi e anche qualche americano. Un Festival davvero internazionale, che alle spalle vede un'organizzazione lunga; «sto già pensando all'anno prossimo», rivela Cenci, che dalla prima edizione nel 1988 con 37 persone, ha visto crescere negli anni il Festival. «Da sempre l'amministrazione ci ha sostenuto, ha creduto nell'associazione Vulandra, dove siamo tutti volontari, e soprattutto siamo l'unica realtà italiana di questo genere che esiste in Italia da 37 anni. Devo ammettere che siamo diventati punto di riferimento sia in Italia che all'estero». Gli aquilonisti sono anche artisti, perché non solo devono essere abili nella tecnica, ma poi «è bella la creatività di ognuno. Quest'anno c'è stato chi ha realizzato un aquilone lungo 37 metri, o chi ha riprodotto Valentina, ma non è una competizione, per cui ben venga qualsiasi forma di arte». L'aquilone tema di questa edizione si chiama Dieu Sau (flauto), «aquilone propiziatorio vietnamita sul quale sono installati flauti che librandosi in volo emettono un suono e funge anche da insetticida e che gli ospiti hanno rivisitato liberamente», conclude Cenci.
Veronica Capucci
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