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Artigiani, decennio nero: perse 1.500 imprese

Artigiani, decennio nero: perse 1.500 imprese

I dati di Unioncamere confermano che l’emorragia di aziende non si ferma «Ma arrivano segnali positivi nell’occupazione, a marzo le assunzioni a +1%»

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I dati di Unioncamere confermano che l’emorragia di imprese in regione non si è ancora arrestata, contribuendo ad indebolire ulteriormente una tra le economie più ricche e dinamiche del Paese, seppur a diverse velocità territoriali.

Le difficoltà economiche, che si speravano almeno in parte superate nel 2015, sono ancora lì sul tappeto, le imprese faticano sul versante competitivo e degli investimenti, di fronte a mercati nazionali ancora poco recettivi e a una domanda sostanzialmente stagnante.

È un quadro ben chiaro a Diego Benatti, direttore provinciale della Cna, che, in una intervista di alcune settimane fa alla Nuova Ferrara, aveva caldeggiato l’urgenza di un tavolo di confronto tra Camera di Commercio, istituzioni e associazioni imprenditoriali, con l’obiettivo di definire politiche di sviluppo e scelte in grado di costruire una reale prospettiva di crescita competitiva del territorio.

A che punto siamo su questo versante? Sono stati compiuti passi concreti in questa direzione?

«Stiamo aspettando che le istituzioni ci interpellino – sottolinea il direttore Cna - avviando il confronto con le parti sociali su un’ipotesi di progetto per lo sviluppo e l’occupazione del territorio, attorno al quale mi risulta stiano attualmente lavorando. I tempi ritengo debbano essere il più possibile rapidi, la nostra associazione è più che pronta a contribuire, entrando nel merito delle scelte che dovranno qualificare e rendere efficaci politiche effettive di crescita competitiva della nostra economia. Alcuni temi li abbiamo già indicati come prioritari di ogni iniziativa in questa direzione: giovani e nuove imprese, infrastrutture, innovazione e trasferimento tecnologico».

Intanto, tutti i dati concorrono ad evidenziare che la ripresa è ancora di là da venire.

«Se pensiamo – puntualizza Benatti - che nell’ultimo decennio questa provincia ha perso quasi 1500 imprese artigiane, ci rendiamo conto di un depauperamento produttivo ed economico, dal quale tantissime attività imprenditoriali, pur tra sforzi enormi, faticano a uscire. I segnali di questo impegno fortissimo delle aziende nell’intercettare ogni segnale positivo di ripresa della domanda lo cogliamo, ad esempio, sul versante dell’occupazione. Infatti, alla fine dello scorso mese di marzo, rispetto al nostro campione di oltre mille imprese associate con dipendenti, abbiamo registrato un saldo positivo dell’1% tra nuove assunzioni e licenziamenti. Segnale tanto più positivo, se teniamo conto che gli scostamenti sono stati, nell’ultimo anno, di ordine poco superiore allo zero, dopo un lungo periodo caratterizzato dal segno meno. Sforzi rilevanti anche sotto il profilo dei processi di innovazione, innescati da tante piccole e medie imprese della nostra provincia, spesso con le sole proprie risorse, in presenza di un quadro più generale ancor più sfavorevole sotto il profilo dell’accesso al credito. Da tempo le imprese faticano a reperire finanziamenti atti a supportare nuovi investimenti, soprattutto tenendo conto di più impellenti esigenze di liquidità, che rimangono, tutt’ora, al primo posto».

Un trend confermato dagli ultimi freschissimi dati Unifidi, la Cooperativa di garanzia di riferimento della Cna, aggiornati al 24 aprile scorso, che danno una percentuale di finanziamenti dell’86% per liquidità, contro un 14% per investimenti, dato, quest’ultimo, per altro, lievemente positivo rispetto all’11% dell’aprile 2015.

«Negli ultimi mesi, la situazione vede un netto peggioramento, in seguito ad una importante contrazione del credito alimentata dall’uso di criteri iperselettivi, da parte delle banche, nella concessione di finanziamenti alle piccole imprese, come confermano i dati dell’Osservatorio provinciale della Camera di Commercio, che segnalava su questo versante una diminuzione del 4,1% a dicembre.Le dinamiche attuali degli istituti di credito – conclude Benatti – tendono purtroppo a bypassare i Consorzi di garanzia, il cui ruolo è, al contrario, assolutamente essenziale per sostenere l’accesso al credito delle Pmi. È, senz’altro, questo uno dei temi prioritari che porremo al tavolo di confronto sullo sviluppo: senza un sostegno anche finanziario ai Confidi non ci potrà essere un vero decollo della nostra economia, né degli investimenti delle imprese».

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