«I partiti, lontani nel loro Palazzo»
Incontro con Giuliano Amato, autore del saggio “Le istituzioni della democrazia”
Cambiamento dei partiti, storia costituzionale, economia, con una riflessione sull'Europa di oggi: questi in sintesi i temi affrontati ieri dal professor Giuliano Amato, ex presidente del Consiglio, durante la presentazione del suo volume “Le istituzioni della democrazia- un viaggio lungo 50 anni”, edito da Il Mulino. Presentazione avvenuta nell'ambito del ciclo "Pagine sul Potere" alla libreria Ibs+Libraccio. Ha introdotto Andrea Pugiotto e ha moderato il dibattito Roberto Bin, entrambi costituzionalisti. Nella sua introduzione, Pugiotto, spiega che «l'area del governare ha la forma di un triangolo, dove al vertice si trovano le regole costituzionali, alla base il sistema politico e la comunità politica», dove la comunità politica è rappresentata da elettori, gruppi, associazioni. «I tre vertici interagiscono continua Pugiotto- perché governare è un sistema» e la crisi anche di un solo vertice rischia di travolgere gli altri. Al tavolo dei relatori era presente anche il sindaco Tagliani, «tra le parole, potere è quella più contestata, difficile da esercitare. Il potere può essere varato dal basso, ma c'è una sorta di impasse a diversi livelli statuali». Roberto Bin nota come «l'esperienza di governo di Amato, sia stata la prima forma di governo staccato dai partiti, che si è assunto la responsabilità di non dipendere dalle segreterie». Giuliano Amato valuta quell'esperienza alla luce dell'attualità, «la crisi dei partiti ha portato alla crisi del sistema istituzionale. Il nostro sistema istituzionale è stato costruito sulla base di partiti forti, capaci di canalizzare e rispondere alle domande dei cittadini. Quando si scriveva la Costituzione i partiti sono stati forti, di una forza ben vista, in grado di far funzionare lo Stato. A un certo momento, ai partiti rimane solo il potere di condizionare la vita delle istituzioni. Dopo quel momento, i partiti sono solo nel palazzo, e non più nella società» e contemporaneamente cresce la percezione della diseguaglianza «tra noi che li paghiamo, che li votiamo e loro che sono nel palazzo».
Veronica Capucci
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