«Ora il processo pubblico perché io sono innocente»
Per Constantin Fiti richiesto il giudizio immediato, salterà l’udienza di giovedì La difesa ha depositato ieri l’atto in tribunale, comunicato a procura e parte civile
Due di loro, Ivan Pajdek e Patrik Ruszo, hanno scelto la “scorciatoia”, il processo con il rito abbreviato fissato per giovedì prossimo - 5 maggio - in tribunale, aula dell’udienza preliminare, giudice Piera Tassoni. Invece, lui, Constantin Fiti, ha deciso la via più lunga, il processo pubblico che durerà mesi e mesi, anche un anno : una scelta, quella di dichiararsi ancora oggi estraneo all’omicidio e solo complice nello shopping del giorno dopo l’assalto ad Aguscello nella casa di Tartari, con le carte di credito e bancomat del pensionato, che ha portato il suo legale, l’avvocato Alberto Bova, a depositare ieri mattina la richiesta di giudizio immediato: insomma, secondo il codice di procedura, Fiti salterà l’udienza fissata per il 5 maggio e andrà direttamente al processo pubblico, a porte aperte, davanti ai giudici della Corte d’assise (data da fissarsi), due giudici togati sei giudici popolari, cittadini qualsiasi che dovranno valutare la tesi difensiva di Fiti e saranno costretti, nel loro ruolo, ad entrare nella galleria degli orrori che si è rivelata essere la vicenda dell’omicidio Tartari con tutti gli agghiaccianti dettagli e retroscena emersi da settembre ad oggi. La clamorosa richiesta - poichè si pensava che il processo venisse liquidato di fatto all’udienza preliminare, al chiuso, con giudizio abbreviato, allo stato degli atti solo sulle carte dell’inchiesta - depositata dalla difesa Fiti e di cui si è appreso ieri mattina da fonti di tribunale, è stata poi comunicata anche alla procura (al pm Filippo di Benedetto) e alla parte civile (la famiglia Tartari rappresentata da Eugenio Gallerani). Dunque, sull’omicidio Tartari si potrà sapere tutto o quasi tutto ciò che è contenuto negli atti dell’inchiesta di procura e polizia, visto che al processo sfileranno più di un centinaio di testimoni, verranno analizzate e verificate dichiarazioni d’accusa. Soprattutto Fiti e il proprio difensore potranno contestare a Pajdek e Ruszo - che hanno confessato l’omicidio anche se in versioni opposte - la ricostruzione data del delitto, con le accuse mosse contro Fiti. Ma verrà a galla anche e soprattutto ciò che nel chiuso dell’udienza preliminare, col giudizio abbreviato, non si saprebbe mai e che la Nuova Ferra sta cercando di raccontare sulla base degli atti dell’inchiesta. Fiti, rammentiamo, fu il primo ad esser arrestato dalla squadra mobile che intercettava lui e i suoi familiari indiretti, l’ex compagna e il padre di lei, supertestimone che lo accusa, morto nel frattempo, di cui riferiamo nell’articolo sopra. Al momento dell’arresto, Fiti calzava ancora ai piedi le scarpe da tennis (marca Adidas) che aveva comprato con la carta di credito e bancomat di Tartari, il giorno dopo l’omicidio assieme a Pajdek e Ruszo al Centro commerciale Le Mura. Questo riscontro, le intercettazioni nei suoi confronti e tanto altro sono le prove d’accusa contro Fiti che col suo legale dovrà tentare di attenuare: perché per lui resta comunque la pena dell’ergastolo come epilogo del processo.
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