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Quella cena tra la vittima e i suoi carnefici

Quella cena tra la vittima e i suoi carnefici

Un testimone: mamma Rosi segnalò la casa di Tartari per il colpo e organizzò un incontro-sopralluogo

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È uscita “illesa” dall’inchiesta, nonostante i tanti dubbi, i sospetti non solo di aver saputo, fin da subito, che suo figlio Patrik era coinvolto nel delitto Tartari, ma di essere stata addirittura la basista della rapina, poi degenerata in tragedia, approfittando del suo lavoro come badante dell’anziana vicina di casa di Tartari. Dell’intera vicenda, quella di Ruzena Sivakova - mamma Rosi - è la figura meno definita. La donna, dopo essere stata licenziata, dopo aver “ripudiato” ed essersi poi riavvicinata al figlio Patrik, non sarebbe più in Italia lasciando dietro di sè tante ombre. Una di queste si trova scritta nero su bianco in una segnalazione inoltrata in procura dalla Casa circondariale poco prima della cattura di Pajdek, e relativa alle dichiarazioni di una fonte riservata che aveva avuto modo di ascoltare una conversazione tra Pajdek, Patrik e il quarto uomo della banda delle rapine, tuttora ricercato: Pajdek parla ai complici della possibilità, proprio grazie alla segnalazione di Rosi, di compiere un furto nella villetta di Tartari. Ma c’è di più: sempre secondo la fonte, la badante con la scusa di presentare la vittima a Pajdek, aveva organizzato una cena allo scopo di mostrare ai malviventi i luoghi per il colpo. E questa cena si sarebbe effettivamente tenuta, a fine giugno 2015, con la partecipazione di Pajdek, della badante e dello stesso Tartari. Una circostanza che spiegherebbe perché Tartari sarebbe stato eliminato senza pietà, perché avrebbe riconosciuto uno dei suoi aguzzini. Il testimone, però, non è stato mai ascoltato dagli inquirenti, nonostante avesse dato informazioni poi riscontrate sull’auto di Pajdek, le altre rapine della banda e di aver saputo che Tartari era stato abbandonato in una zona vicina al carcere (Fondo Reno). Le indagini infine aveva cercato di far luce sul ruolo di Rosi con un’intercettazione ambientale del primo colloquio in carcere con il figlio Patrik. Per problemi audio la registrazione è stata un flop: nulla del colloquio di oltre 1 ora tra madre e figlio risulta comprensibile.

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