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La tutela dei prodotti “Made in Italy” nella giungla del falso

La tutela dei prodotti “Made in Italy” nella giungla del falso

Mobilitazione della Coldiretti a difesa dei marchi nostrani Il presidente Gulinelli: combattiamo la concorrenza sleale

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Nella giungla del falso Made in Italy a tavola in vendita nelle principali capitali europee è alta la probabilità di trovare sullo scaffale, con nomi ed immagini e colori che richiamano l'Italia, la pasta di grano tenero, i formaggi ottenuti dalla polvere o il vino zuccherato vietati nel nostro Paese, che è quello con le regole produttive più stringenti di tutta l'Unione Europea. È quanto denuncia il dossier Coldiretti che ha collaborato alla “task force” dei Carabinieri dei Nas all'estero per verificare cosa viene venduto come “italiano”, grazie ad un progetto dell'Europol presentato alla mobilitazione a difesa del Made in Italy di migliaia di agricoltori italiani con i trattori dentro e fuori il Paladozza a Bologna.

«Un'Europa che consente l'appiattimento della qualità e soprattutto che non consente di mettere in evidenza l'origine dei prodotti - analizza il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli - dà spazio alle multinazionali ed ai trucchi ed espedienti, prassi comune in diversi Paesi, per essere presenti sul mercato dell'agroalimentare anche senza una vera agricoltura. È una concorrenza sleale, che danneggia i produttori italiani ed anche i consumatori, che trovano in giro prodotti di imitazione che non hanno le stesse caratteristiche di quelli autentici e che dobbiamo combattere con una ulteriore spinta verso una etichettatura obbligatoria dell'origine e politiche di supporto alle nostre imprese che sono strette da norme molto complesse e da costi di produzione ormai insostenibili. Dobbiamo portare avanti il nostro progetto che poggia sulle filiere agricole tutte italiane, supportandolo con una seria impostazione normativa che non sia al ribasso e che dia spazio vero per la remunerazione della qualità, creando anche un terreno favorevole alle imprese con una serie di semplificazioni di adempimenti spesso unicamente burocratici, salvaguardando quelli che servono a tracciare e valorizzare i nostri prodotti e come sono realizzati, nel rispetto della sicurezza, della legalità e della salubrità».

«Il confronto a Bologna - prosegue Gulinelli - la testimonianza di alcuni nostri imprenditori, la forte presenza di giovani nel Paladozza, pieno in ogni ordine di posti sono la prova di potere proporre liberamente i nostri progetti ai nostri interlocutori ed ai decisori istituzionali. A Bologna abbiamo avuto l'adesione delle istituzioni, prima di tutto della Regione Emilia-Romagna, nella persona del presidente Bonaccini, che ha sottoscritto un atto di impegno a sostegno della nostra agricoltura, attraverso il Psr ma non solo e che nel ruolo di presidente della conferenza delle Regioni si è impegnato a trasmettere a tutti gli altri governatori. Ci aspettiamo che il ragionamento sulla difesa del nostro modello di sviluppo e sulla distintività dell'agroalimentare italiano, sia coerente e conseguente perché dobbiamo dare un futuro a tante imprese, a tanti giovani e donne che hanno voglia di lavorare e di dare un domani alle loro realtà».

Andrea Tebaldi

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