«Ora sull’omicidio parlino i giudici»
Delitto Tartari, il fratello Marco alla vigilia del processo Il legale di Fiti: si dice innocente, in aula cerchiamo la verità
«Ora più che mai non è il momento di parlare o commentare fatti o atti legati alla morte di mio fratello Pier Luigi o alle persone accusate di averlo ucciso: adesso debbono parlare solo i giudici». Alla vigilia del processo che si apre giovedì prossimo 5 maggio, Marco Tartari, il fratello del pensionato ucciso dopo la rapina in casa ad Aguscello nel settembre scorso, è venuto a conoscenza dei retroscena raccontati dalla Nuova Ferrara. E soprattutto della novità del giudizio immediato (processo pubblico) che si celebrerà solo per Constantin Fiti, uno dei tre accusati di omicidio del fratello, mentre gli altri due, Ivan Pajdek e Patrik Ruszo dovranno presentarsi giovedì in tribunale all’udienza per il rito abbreviato (processo a porte chiuse e sulla base delle carte dell’inchiesta). Non commenta, Marco Tartari, ma sa che il processo pubblico sarà come un coltello nelle piaghe ancora aperte per l’orrore della morte del fratello e che rinnoverà dolore e choc per ciò che è accaduto.
Dal canto suo l’avvocato difensore di Fiti, Alberto Bova, spiega i motivi che lo hanno portato a chiedere il giudizio immediato (saltare l’udienza di giovedì prossimo) e andare direttamente alla Corte d’assise: «Il mio assistito (Fiti, ndr) si è sempre detto innocente, la sua posizione dovrà essere vagliata attentamente in una istruttoria pubblica e l’unico modo per ottenere questo era il processo in Corte d’assise».
Ma Fiti è accusato dagli altri due che hanno confessato l’omicidio e la sua complicità: «Si tratta comunque di un processo indiziario e solo in un dibattimento con imputati e testimoni che dovranno rinnovare dichiarazioni e accuse davanti ai giudici si avrà certezza della verità». (d.p.)
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