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«Decine di piroghe distrutte o abbandonate»

«Decine di piroghe distrutte o abbandonate»

La denuncia dell’ex consigliere Ferroni: salvate quelle rimaste, è la nostra storia Mezzogori (Consulta): Comacchio capitale della cultura? È solo pubblicità

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COMACCHIO. La notizia del restauro della Sala degli Aceti così come quello dell’antica piroga “nascosta” dietro le botti per decenni, da un lato ha fatto senza alcun dubbio piacere ai comacchiesi, dall’altro ha invece fatto scoppiare l’inevitabile polemica. «Finalmente si sono accorti dell’imbarcazione - torna a gran voce l’ex consigliere Iginio Ferroni - A questo punto dovrebbero anche spiegare che fino hanno fatto le decine di barche, la così dette piroghe, di legno lasciate per anni nel cortile della Manifattura. L’idea era quella di metterle all’asta e di recuperarle, considerata la loro bellezza. Invece le hanno buttate. Via, in discarica. Così valorizziamo il nostro patrimonio». «Avrebbero potuto regalarle, promuovere dei progetti di recupero come fanno in tutto il mondo. Da noi no. Da noi distruggono e poi scoprono l’acqua calda».

E Ferroni non è certo l’unico a puntare il dito. Con tanto di foto, la denuncia dello stato di degrado di siti importanti sul territorio, arriva anche dalla Consulta per il San Camillo, per voce del presidente Manrico Mezzogori.

«Dopo la “fanfaronata” del Mab -Unesco mi aspettavo l’ennesimo coup de theatre del nostro sindaco. Ed ecco arrivare Comacchio capitale della cultura italiana! Oppure: capitale italiana della cultura! Basta cambiare di posto ad una parola che il significato assume risvolti diversi. Il guaio è, che in entrambi i casi, il risultato è disastroso. E per annunciare al mondo questo colpo di genio, si è pensato addirittura di convocare gli Stati Generali! Non c’è che dire un evento storico: l’ultima volta fu per ordine del Re Luigi XVI, il Re Sole, poco prima della Rivoluzione francese. E sappiamo come è andata a finire».

E aggiunge, «basta fare un giro per capire in che condiziona versa il nostro patrimonio dell’Umanità - aggiunge Mezzogori - La verità è che si tratta solo di promozione, di pubblicità, di falsi spot ma alla fine di concreto viene fatto poco e tutto, o molto, va in malora».

«Non lasciamo che anche quel che è rimasto scompaia- suggerisce Ferroni - l’amministrazione potrebbe mettere a disposizione le barche abbandonate così che i cittadini possano prenderle, recuperarle e magari pensare di poter fare qualcosa di nuovo per valorizzare ulteriormente il turismo e la cultura di questo territorio».

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