La Nuova Ferrara

Ferrara

«Il Meis si farà, ora tocca a noi ferraresi»

di Marcello Pradarelli
«Il Meis si farà, ora tocca a noi ferraresi»

Il vice sindaco Maisto: «Mostre e architettura di grande livello. È una straordinaria opportunità economica per la città»

2 MINUTI DI LETTURA





«Adesso più che mai tocca a noi ferraresi costruire attorno al Meis un sistema turistico e commerciale in grado di cogliere tutte le opportunità che questa straordinaria operazione culturale offre alla città». Per Massimo Maisto, vice sindaco con delega alla cultura nonché membro del cda del Meis, i 25 milioni di euro che il ministro Dario Franceschini ha messo a disposizione per completare il Museo nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah, sono insieme una benedizione e una sfida.

«I 25 milioni erano necessari per concludere il cantiere che sorge tra via Piangipane e Rampari San Paolo, e non erano scontati. Anche per questo - dice Maisto - è stato concepito un cantiere modulare che consentisse comunque di aprire il Museo. E nel 2017 il corpo centrale del Meis (quello che fa perno sull’ex carcere, ndr) dovrà essere pronto per ospitare la prima grande mostra del Meis».

L’impostazione difensivistica - cerchiamo comunque di avere un nucleo museale funzionante - può essere abbandonata ora che i 25 milioni danno la certezza di poter completare l’opera in tempi ragionevoli. Questa bella novità - secondo Maisto - impone un cambio di passo e di prospettiva. «Ormai nei nuovi musei il contenitore è fondamentale, funge esso stesso da richiamo. Il Meis di Ferrara sarà uno dei luoghi dove prendere contatto con un esempio dell’architettura contemporanea al pari del Maxxi di Roma e del Museo delle Scienze di Trento realizzato da Renzo Piano. Questo significherà completare le cinque strutture del Mes». Cinque - spiega Maisto - come i primi libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) che narrano degli inizi del mondo e della nascita di Israele .

«Ferrara sarà oggetto di uno dei più importanti interventi di architettura museale a livello europeo. Il Meis ospiterà mostre permanenti e temporanee di alto livello. I 25 milioni questo ci portano, un luogo che ha le potenzialità di diventare attrattivo a livello mondiale, di alimentare un enorme indotto economico costituito anche da turisti benestanti. Noi ferraresi dobbiamo attrezzarci, dobbiamo essere pronti».

Maisto sa già a cosa lavorerà da adesso in poi: «Mi occuperò del collegamento fra il Meis e il centro storico, in particolare del percorso in quello che era il Ghetto ebraico». E se il pubblico e la Comunità Ebraica sono già proiettati in questa direzione, altrettanto debbono fare i privati: «Penso ad esempio alla ristorazione, ai piatti della cucina ebraica e kosher. Il governo ci ha messo i soldi, ma non basta, ora tocca a noi ferraresi».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google